Il vero motivo per cui gli ellenisti bocciano l'Odissea di Christopher Nolan
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Redazione Cultura e Spettacolo
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“La mia opinione è molto negativa”. La frase risuona nel cuore del Peloponneso, tra i canti e i lamenti delle cicale, un ronzio intenso, continuo, quasi elettrico. Si può immaginare Pedro Olalla (Oviedo, 1966) mentre calibra la sua opinione su Odissea di Christopher Nolan attraversando il paesaggio secco e aspro di questa penisola nel sud della Grecia, un territorio solcato da valli e gole, dove le montagne racchiudono piccole vallate prima di precipitare verso il mare.
Il giudizio del filologo e scrittore spagnolo, noto per la sua profonda conoscenza della cultura ellenica, rappresenta solo l'ultimo, e forse più autorevole, fronte di una critica che si sta alzando dal mondo accademico e intellettuale nei confronti della pellicola del regista britannico.
Un dialogo tra epoche lontane
L’Odissea di Omero, poema epico composto intorno all’VIII secolo a.C., non è soltanto il racconto del ritorno di Ulisse a Itaca dopo la guerra di Troia. Il poema indaga profondamente la costruzione dell’identità, attraverso le trasformazioni – reali e simulate – dell’eroe; esplora la memoria e la narrazione come strumenti per affermare verità personali e collettive; mette in scena relazioni di potere nelle quali l’intelligenza femminile, da Penelope a Calipso, gioca ruoli decisivi.
È proprio su questo ultimo punto, quello della complessità dei personaggi femminili, che sembra concentrarsi il giudizio più severo dei critici. A differenza di altre trasposizioni, che si sono limitate a riproporre l'epica delle peregrinazioni, l'ultima fatica di Nolan sembra aver sacrificato la profondità psicologica e la stratificazione semantica dell'originale in favore di un impatto visivo che, per quanto maestoso, viene giudicato fin troppo patinato e lontano dallo spirito originario.
Il nodo della fedeltà e dell'interpretazione
Con Mauro Messi, professore di greco e latino del Liceo Classico Paolo Sarpi di Bergamo e referente del gruppo di lettere del liceo, si è cercato di dare una risposta alla domanda che molti si pongono.
Come può, un’opera composta quasi tremila anni fa, da un Omero di cui non si conosce nemmeno con certezza l’identità, parlare ancora al mondo di oggi? E perché, tra le migliaia di opere scritte nei secoli, si continua a tornare proprio all’Odissea? Secondo il professor Messi, il fascino intramontabile dell'opera risiede nella sua capacità di adattarsi a diverse letture, ma è proprio questa duttilità a costituire un'insidia per i cineasti contemporanei.
La critica mossa a Nolan, in particolare, riguarda la mancata restituzione di quell'atmosfera di incertezza e di continua metamorfosi che è il cuore pulsante del poema. L'opera di Nolan, pur nella sua imponenza produttiva, verrebbe percepita come una versione addomesticata, un colossal che appiattisce le sfumature politiche e sociali dell'epopea per trasformarla in uno spettacolo di puro intrattenimento, dove la tensione tragica e la complessità del protagonista vengono meno.
L'assenza di dialettica nell'immaginario popolare
Il dibattito si inserisce in un fenomeno più ampio, quello che vede le grandi produzioni hollywoodiane fagocitare i miti classici, svuotandoli spesso del loro significato originario. Come di recente per grandi produzioni di impatto sull’immaginario popolare, anche The Odyssey di Christopher Nolan – da lui sceneggiata, diretta e coprodotta, quindi nelle attribuzioni non si sbaglia – è accompagnata da uno tsunami di articoli, interventi, post, video su social, pontificazioni varie, in parte di pressione commerciale e in parte spontanei del pubblico.
Tuttavia, gli ellenisti e i docenti di lettere classiche lamentano l'assenza di un vero contraddittorio culturale in questo mare magnum di opinioni. La critica non si scaglia contro la libertà artistica di Nolan, ma contro quella che viene definita una vera e propria deriva interpretativa, capace di alterare il messaggio universale del poema per adattarlo alle logiche di un mercato che cerca solo il consenso immediato.
L'assenza di una dimensione tragica e la riduzione del viaggio di Ulisse a una mera avventura fisica, piuttosto che un viaggio interiore, rappresentano il principale motivo di dissenso per chi, come Olalla e gli altri intellettuali, considera l'Odissea un pilastro della coscienza occidentale.
Le radici di un rifiuto culturale
Il rifiuto, dunque, non è fine a se stesso, ma è radicato nella percezione che il cinema contemporaneo, spinto dalla necessità di raggiungere un pubblico globale, tenda a standardizzare i contenuti. L’Odissea di Omero è un poema polifonico, dove l'intelligenza femminile gioca ruoli decisivi e dove la narrazione stessa diventa uno strumento per affermare verità personali e collettive. La riduzione a semplice action movie, o a epopea visiva fine a se stessa, tradisce la natura profonda dell'originale.
L'operazione di Nolan, pur apprezzabile sotto il profilo tecnico, viene giudicata dai puristi come un'occasione mancata per avvicinare il grande pubblico alle complessità della cultura classica, preferendo a queste ultime una versione edulcorata e priva di quella tensione etica che rende l'opera di Omero ancora attuale. La mancanza di quella dialettica interna, che pure aveva caratterizzato i lavori precedenti del regista, viene segnalata come un impoverimento della portata stessa del mito.
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