Addio a Valentino Garavani, Roma dà l'ultimo saluto al maestro della moda

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una mattina di fine gennaio, sotto un cielo romano carico di quella solenne malinconia che solo le grandi occasioni sanno evocare, la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri ha accolto per l’ultima volta Valentino Garavani. Il feretro dello stilista, scomparso all’età di novantatré anni, è giunto in piazza della Repubblica scortato da coloro che ne hanno condiviso l’esistenza: l’ex compagno e storico socio Giancarlo Giammetti e il compagno degli ultimi decenni, Vernon Bruce Hoeksema. La scelta di escludere le telecamere dalla funzione, lasciando che le immagini “ufficiali” fossero quelle diffuse in seguito dalla Fondazione, ha conferito al rito un’aura di intimità discreta, pur nella sua innegabile pubblicità, permettendo a quanti hanno amato il suo genio di assistere, seppur a distanza, a un commiato privato eppure universale.

Il tesoro di una bellezza che sfida il tempo

A celebrare la messa è stato don Armando Guerini, il cui omelia ha delineato, con parole essenziali e profonde, il lascito più duraturo del maestro. Il sacerdote, ringraziando Valentino “per il tesoro di bellezza che ha regalato ai singoli e all’umanità intera”, ha sottolineato come quel creatore di eleganza non si sia fermato alla superficie delle cose. Secondo le sue parole, il ritrovarsi di tanti in quella basilica non era un fatto effimero, bensì un movimento, voluto dallo stesso stilista, “che porta a Dio”. Un concetto, questo, che elevava la celebrazione oltre la dimensione mondana: il “cercatore di bellezza” andava finalmente a incontrare “l’origine, il fondamento, il vero fine” di quell’ideale cui aveva dedicato l’intera vita.

Le voci dell’addio tra la folla e l’altare

Tra i presenti, molti dei quali volti noti del jet-set internazionale come Anne Hathaway e Anna Wintour, il momento di più intensa commozione è giunto dalla testimonianza di Bruce Hoeksema. Con la voce rotta dall’emozione, l’uomo ha rivolto al compagno scomparso un ringraziamento personale e struggente. “Per più di 40 anni tutto insieme è diventato straordinario”, ha esordito, per poi aggiungere: “Grazie per avermi scelto, per aver camminato con me e per avermi cambiato per sempre”. Parole che scivolavano via dalla platea delle celebrità per raccontare una storia a due, un legame unico e indistinguibile. “So quante persone ti hanno amato, e le ringrazio per questo”, ha proseguito, “ma ciò che condividevamo era soltanto nostro”, chiudendo così, con una dichiarazione d’amanto riservata, un capitolo di vita iniziato decenni prima.

Un’eredità che va oltre il rosso

La cerimonia, scandita da silenzi e memorie, ha così unito il pubblico e il privato, la grandezza dell’artista e la normalità dell’uomo. Mentre il feretro lasciava la basilica, accompagnato dal peso di un affetto collettivo ma anche dall’intimità di un dolore familiare, restava nell’aria la sensazione di aver chiuso non solo un’epoca della moda, ma un modo specifico di intendere la creazione come ricerca costante di armonia. Quella bellezza, di cui tanto si è parlato, non si esauriva certo nelle passerelle o nei guardaroba delle clienti illustri; diventava, come ricordato, un dono di felicità la cui eco, si intuisce, continuerà a risuonare ben al di là delle cronache di questi giorni.

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