Meloni difende l'assegno unico: Il problema è l'Unione europea
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Durante il primo Consiglio dei Ministri dopo la pausa estiva, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato il tema dell'Assegno Unico Universale, rispondendo alle preoccupazioni sollevate da alcune voci riguardo a possibili tagli o modifiche alla misura.
La posizione del governo
Meloni ha chiarito che il governo di centrodestra non ha intenzione di abolire l'Assegno Unico, anzi, ha già provveduto ad aumentarlo e a correggerne alcune criticità. La Presidente ha sottolineato che le famiglie italiane non devono temere nulla finché questo governo sarà in carica.
Le accuse all'Unione europea
Secondo Meloni, le vere pressioni per modificare l'Assegno Unico provengono da alcuni funzionari europei. Questi avrebbero aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, chiedendo di eliminare il requisito della residenza in Italia per i percettori non lavoratori, di rimuovere il requisito della durata del rapporto di lavoro (attualmente di almeno 6 mesi) e di riconoscere l'assegno anche a chi ha figli residenti all'estero.
La risposta del governo
In risposta a queste richieste, Meloni ha ribadito l'impegno del governo a difendere l'Assegno Unico in Europa. Ha invitato a diffidare delle ricostruzioni fantasiose e senza fondamento che circolano, affermando che la legge di Bilancio deve ancora essere scritta e che l'obiettivo del governo è quello di aumentare, non ridurre, il sostegno alle famiglie.
Le critiche dell'opposizione
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha criticato il governo definendolo "settario" e accusandolo di voler minare la dimensione universalistica dell'Assegno Unico. Tuttavia, Meloni ha smentito queste accuse, ribadendo che l'esecutivo sta lavorando per migliorare la misura e non per abolirla.
La questione dell'Assegno Unico rimane al centro del dibattito politico, con il governo che si impegna a difenderlo e a migliorarlo, mentre l'opposizione continua a sollevare dubbi sulle reali intenzioni dell'esecutivo.




