Mario Roggero in carcere a Bollate, la famiglia chiede la grazia al presidente Mattarella
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Redazione Interno
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La villa a La Morra, immersa nei vigneti delle Langhe, è la stessa di sempre, eppure per la famiglia Roggero nulla è più come prima. Da quando Mario, il gioielliere 72enne condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione, ha varcato i cancelli del carcere di Bollate per scontare la pena per il duplice omicidio di due rapinatori, il tempo sembra essersi fermato in quella casa, lasciando spazio a un silenzio assordante e a un'incertezza che avvolge ogni aspetto della vita quotidiana.
La moglie, Mariangela Sandrone, ha trascorso il primo fine settimana senza il marito dopo quasi cinquant'anni di vita insieme cercando di occuparsi delle sue necessità più impellenti, mentre la normalità appare ormai un ricordo lontano e la famiglia si stringe attorno a un dolore che non accenna a placarsi.
Le richieste dal carcere e la prima telefonata
Dopo il primo giorno di detenzione, Mario Roggero ha potuto effettuare una breve telefonata alla famiglia, durata appena dieci minuti, nella quale ha espresso le sue prime richieste concrete: un costume da bagno, un accappatoio e delle infradito, indumenti rivelatisi indispensabili per chi, come lui, non riesce a superare l'imbarazzo di dover fare la doccia in comune con gli altri detenuti.
Oltre a questi effetti personali, l'ex gioielliere avrebbe chiesto anche alcuni libri dedicati alla crescita personale, forse nel tentativo di trovare un modo per riempire le lunghe ore di isolamento e per mantenere viva la speranza in una situazione che appare disperata.
Nonostante due borsoni pieni di vestiti e oggetti vari, Roggero ha scoperto solo dopo le prime ore in cella di non avere con sé ciò che gli serviva, e sua moglie, nel fine settimana, si è subito messa in moto per cercare di soddisfare le sue richieste, anche se non è ancora riuscita a fargli recapitare tutto quanto.
La vita in cella e il carcere modello di Bollate
Mario Roggero ha scelto di costituirsi nel carcere di Bollate, un istituto penitenziario considerato un modello in Italia per le sue politiche di reinserimento e per le condizioni di detenzione, lontano dal degrado di altre strutture carcerarie. La scelta non è stata casuale: l'imprenditore ha bussato alle porte di un penitenziario che ospita anche altri detenuti noti, ma che offre spazi e attività che dovrebbero rendere meno dura la sua permanenza.
Al momento, condivide la cella con un ex cuoco detenuto per reati legati alla droga, descritto come una persona tranquilla e pacata. Le guardie carcerarie lo starebbero trattando bene, ma per la famiglia rimane il dolore di saperlo rinchiuso in uno spazio che lui stesso ha definito "molto piccolo", lontano dagli affetti e dalla vita che aveva sempre condotto.
La richiesta di grazia e l'appello al Quirinale
La speranza della famiglia Roggero si concentra ora su un atto di clemenza da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Mariangela Sandrone ha già depositato la domanda di grazia per il marito, un'istanza che rappresenta l'ultimo spiraglio per evitare che un uomo di 72 anni trascorra il resto della sua vita dietro le sbarre.
La moglie ha lanciato un appello accorato al Capo dello Stato, chiedendogli di guardare "oltre le carte processuali" e di considerare l'età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non costituisce un pericolo per la società.
"Chiedo un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia", ha dichiarato la donna, descrivendo la situazione come un incubo che è diventato realtà, dove la casa è incredibilmente silenziosa e la presenza del marito manca in modo insopportabile.
La mobilitazione politica e le visite in carcere
Il caso Roggero ha suscitato un ampio dibattito politico, con diverse figure di spicco del centrodestra che si sono mobilitate a sostegno del gioielliere. Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha fatto visita a Roggero per due giorni consecutivi nel carcere di Bollate, definendo la pena di 14 anni e 9 mesi "assolutamente eccessiva" e paragonandola, data l'età dell'uomo, a un vero e proprio ergastolo.
Salvini ha ribadito che la decisione sulla grazia spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica, ma ha difeso la possibilità di sollecitare un provvedimento di clemenza, sottolineando che "quello che è successo a Mario Roggero potrebbe succedere a chiunque domattina". Le visite hanno attirato l'attenzione dei media e hanno ulteriormente acceso il dibattito tra chi vede in Roggero un cittadino che ha reagito a un sopruso e chi, invece, sottolinea come la sua reazione sia andata ben oltre i limiti della legittima difesa.
Il futuro della gioielleria e la speranza della famiglia
Nonostante il dramma che sta vivendo, la famiglia Roggero sta già pensando al futuro e alla possibilità di riaprire la gioielleria, l'attività che Mario ha gestito per tutta la vita e che è stata al centro della tragica vicenda. La moglie ha annunciato che l'obiettivo è quello di riaprire il negozio entro la settimana successiva, un passo necessario per cercare di ritrovare una parvenza di normalità e per onorare il lavoro di una vita.
La figlia si è chiusa in stanza, provata dagli eventi e dalle pesanti strumentalizzazioni che hanno accompagnato la vicenda, ma la famiglia cerca di reagire. La speranza rimane quella di ottenere almeno i domiciliari, come alternativa al carcere, per permettere a Mario di trascorrere il tempo che gli resta in mezzo ai suoi cari, anche se la moglie confessa di temere che questa esperienza, dopo quella già traumatica della rapina, possa cambiarlo per sempre.




