Roggero in carcere, la moglie a Mattarella: “Un atto di clemenza per mio marito”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La prima notte tra le mura del carcere di Bollate è stata segnata da un "pianto liberatorio", ma anche da un'attenzione inaspettata per Mario Roggero. Il gioielliere 72enne, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori, ha varcato la soglia dell'istituto penitenziario milanese nel tardo pomeriggio di venerdì, dopo essersi costituito a seguito dell'ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Asti.

Mentre l'uomo inizia a scontare la sua pena, la moglie Mariangela Sandrone ha scelto di fare sentire la propria voce attraverso le pagine de La Stampa, lanciando un accorato appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il “pianto liberatorio” e l’impatto con la detenzione

L’ingresso in carcere, per un uomo che non aveva mai avuto precedenti esperienze con la giustizia penale, è stato un trauma profondo. Secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Stefano Marcolini, appena Roggero ha varcato il cancello di Bollate è scoppiato in un pianto che ha definito “liberatorio”. L’impatto con la realtà detentiva è stato inizialmente durissimo, con l'uomo visibilmente provato e in lacrime.

I momenti precedenti la costituzione erano stati altrettanto drammatici: il gioielliere ha salutato le figlie e i nipoti con delle videochiamate, descritte come strazianti, mentre la moglie Mariangela è rimasta al suo fianco fino all'ultimo abbraccio davanti al portone del carcere.

Nonostante il trauma iniziale, il primo impatto con la vita all'interno di Bollate sembra aver riservato alcune sorprese positive. La scelta di questo istituto, noto per un modello detentivo più aperto, non è stata casuale. Il detenuto, a quanto pare, ha già iniziato a creare dei legami con gli altri reclusi. Secondo le prime indiscrezioni, Roggero avrebbe stretto amicizia con il suo compagno di cella, un uomo condannato per narcotraffico che svolgeva la professione di cuoco.

Il suo avvocato, dopo un primo colloquio, ha riferito che Roggero ha dormito e che, seppur con l’amara consapevolezza di non essere a casa sua, ha trovato un ambiente accogliente.

L’appello della moglie: “Un atto di clemenza e umanità”

Mentre Mario Roggero cerca di ambientarsi nella sua nuova realtà, la voce della famiglia si è fatta sentire con forza attraverso le parole della moglie. Mariangela Sandrone, in un’intervista concessa al quotidiano torinese, ha descritto i giorni successivi alla carcerazione come un incubo, parlando del profondo vuoto lasciato nella loro casa. «Mi sento sospesa in un incubo che è diventato realtà», ha dichiarato, «è un pezzo della mia vita che mi è stato strappato via».

È in questo contesto di dolore che si inserisce la sua richiesta diretta al Capo dello Stato. La moglie del gioielliere ha formalmente depositato una domanda di grazia, chiedendo a Mattarella di guardare oltre le carte processuali. «Al presidente Mattarella mi rivolgo come moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo di capo dello Stato. Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l'età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società», ha affermato Sandrone.

L’appello è quello di concedere un atto di clemenza che permetta a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia, descrivendo suo marito non come un "giustiziere", ma come un uomo profondamente segnato e traumatizzato da quella giornata.

Le parole di Roggero e le scuse della difesa

Prima di entrare a Bollate, Roggero stesso aveva acceso i riflettori sul caso con alcune dichiarazioni controverse rivolte al presidente Mattarella. «Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato Nicole Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza», aveva detto il gioielliere ai giornalisti che lo attendevano fuori dal carcere.

Un'affermazione pesante, che il suo legale ha tentato di ridimensionare, parlando di parole “improprie e un po' troppo dirette”, dettate dalla tensione del momento.

Sul tema del pentimento, che secondo la procuratrice generale Lucia Musti è un elemento importante per la concessione della grazia insieme alla "consapevolezza dell'illiceità del proprio agire", Roggero ha espresso una posizione ambivalente. Interrogato in proposito, ha ammesso di essere pentito «certamente, diciamo che effettivamente e col senno di poi. Però bisogna trovarsi in quel momento». Alla domanda se rifarebbe la stessa cosa, ha risposto di non poterlo dire, difendendo la sua reazione in un contesto di estrema paura.

Il fronte legale e il risarcimento alle vittime

La richiesta di grazia, depositata dalla moglie, è solo uno dei fronti legali aperti per cercare di alleggerire la posizione di Roggero. La difesa sta lavorando anche su un’istanza urgente al Tribunale di Sorveglianza per ottenere il differimento della pena, mentre la condanna definitiva è ormai diventata irrevocabile. Dopo la sentenza della Cassazione, l’ordine di carcerazione è arrivato rapidamente, mettendo fine alle speranze di un ulteriore rinvio.

Parallelamente alla battaglia legale, si sta aprendo un fronte economico che rischia di aggravare ulteriormente la situazione della famiglia. I parenti delle vittime, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, hanno annunciato l'intenzione di procedere con pignoramenti sui beni del gioielliere per recuperare le provvisionali, pari a circa 480 mila euro, che non sarebbero ancora state versate. Una cifra che si aggiunge al peso di una condanna che ha già segnato profondamente la vita di Mario Roggero e della sua famiglia.

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