Caso Roggero, la famiglia si difende sul precedente del 2005: "Fu istinto paterno, non una spedizione punitiva"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La bufera mediatica che si è abbattuta su Mario Roggero, il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'omicidio di due rapinatori, non accenna a placarsi. Dopo l'ingresso nel carcere milanese di Bollate, avvenuto lo scorso venerdì, e le polemiche sulle sue dichiarazioni in merito a un possibile pentimento, la sua famiglia ha sentito il bisogno di intervenire per mettere fine a quella che considera una "gogna mediatica" inaccettabile.
Al centro della disputa c'è un vecchio episodio del 2005, riemerso in questi giorni e utilizzato per delineare il profilo di un uomo incline a farsi giustizia da solo.
La precisazione della famiglia sul precedente del 2005
Attraverso i canali social del gioielliere, i familiari hanno pubblicato una "Precisazione sul precedente del 2005 e sulle falsità scritte in questi giorni" in cui respingono con fermezza la ricostruzione di quei fatti. La vicenda risale al 17 dicembre 2005, quando Roggero si presentò armato di pistola a casa dell'allora fidanzato di una delle sue figlie, minacciando lui e i suoi genitori. Un episodio per il quale, nel 2007, l'uomo patteggiò una condanna a due mesi per minacce aggravate dall'uso di un'arma, poi convertita in una multa da 2.280 euro.
Secondo la famiglia, raccontare quella notte come una "spedizione punitiva" è profondamente distorto. "Si trattò invece di istinto di protezione paterna", si legge nel post, sottolineando come quella sera il giovane non si fosse limitato a uno schiaffo, ma avesse colpito la ragazza con dei pugni, causandole lesioni, per poi tentare di investirla con l'auto e abbandonarla al buio in una strada isolata. Un comportamento che, secondo i parenti, non può certo essere liquidato come un semplice litigio tra ragazzi.
Un episodio isolato e senza legami con la condanna odierna
I familiari hanno inoltre contestato la rilevanza di questo vecchio precedente nell'economia del processo per il duplice omicidio del 28 aprile 2021. Nella loro ricostruzione, si tratta di un fatto avvenuto ben 21 anni fa (16 anni prima della rapina in gioielleria), completamente isolato e privo di qualsiasi collegamento con l'evento per cui Roggero è stato condannato. Non solo: la famiglia ha ricordato come quel precedente fosse già stato ampiamente discusso nel processo di primo grado, motivo per cui appare incomprensibile il "clamore mediatico" che lo sta circondando ora.
Sembra quasi che si voglia, a tutti i costi, accreditare la tesi di un Mario Roggero "autore di una spedizione punitiva mai avvenuta", calpestando la verità processuale e sottoponendo l'uomo a un'ingiusta umiliazione pubblica proprio nel momento più drammatico della sua vicenda giudiziaria.
La fase processuale e le speranze della difesa
Mentre la famiglia cerca di difendere l'immagine del gioielliere, la sua battaglia legale si concentra ora sulla possibilità di ottenere la sospensione della pena o la grazia. Il difensore Stefano Marcolini ha riferito che Roggero "sta bene" e sta prendendo consapevolezza delle restrizioni carcerarie, sebbene l'ingresso a Bollate sia stato segnato da un forte momento di sconforto.
Il legale attende dal Tribunale di Sorveglianza di Torino una decisione sulla richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena, in attesa della definizione della domanda di grazia che è stata formalmente depositata dalla moglie, Mariangela Sandrone. La difesa si dice fiduciosa, pur avvertendo che i tempi dell'iter burocratico per la grazia non saranno brevi.
L'appello della moglie a Mattarella
Nel frattempo, è stato proprio l'appello pubblico della moglie a tenere alta l'attenzione sul caso. In un'intervista rilasciata a La Stampa, Mariangela Sandrone si è rivolta direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo un "atto di clemenza e di umanità".
"Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l'età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società", ha dichiarato la donna, descrivendo il dolore di aver visto il marito varcare i cancelli del carcere dopo 50 anni di vita insieme e a pochi mesi dalle nozze d'oro.
Un appello che si inserisce in un clima politico acceso, che ha visto una delegazione della Lega guidata da Matteo Salvini recarsi a Bollate per incontrare Roggero, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l'istruttoria per la grazia, suscitando una precisazione del Quirinale sulle prerogative esclusive del Presidente della Repubblica in materia.




