Roggero, la famiglia attende ma la grazia è solo una prospettiva lontana. I legali: "Valutazioni in corso"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La cautela è la parola d'ordine che ora aleggia intorno alla figura di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuto durante una rapina nella sua gioielleria. Dopo il clamore mediatico e le visite dei big della politica, il clima si è fatto più misurato. Il registro comunicativo della difesa è cambiato, abbandonando i toni di sfida e le iperboli per lasciare spazio a un cauto ottimismo, scandito dai tempi, inevitabilmente lunghi, della burocrazia giudiziaria.
La grazia, invocata a gran voce dal centrodestra, viene ora descritta dai legali come "una prospettiva di medio termine", un obiettivo che richiederà pazienza e il superamento di diversi step procedurali.
L'istruttoria e le valutazioni in carcere
Mario Roggero, entrato nel carcere di Bollate l'altro ieri sera, si trova ora al centro di un percorso che determinerà il suo futuro detentivo. L'istruttoria per la grazia, infatti, non è un atto immediato, ma un processo complesso che dovrà necessariamente riportare l'andamento del suo percorso carcerario, un aspetto fondamentale per qualsiasi richiesta di clemenza al Capo dello Stato.
Dovranno esserci valutazioni approfondite da parte di chi lo segue da vicino: dalla sorveglianza, che monitora i suoi primi passi in cella, al personale che lo assisterà nelle attività quotidiane, passando per gli psicologi e i vari operatori che incontrerà durante la sua detenzione. Solo il decorso di questi primi mesi, con le sue relazioni e i suoi riscontri, potrà fornire la base per una richiesta formalmente inoltrata e valutabile dal Quirinale, rendendo di fatto impraticabile qualsiasi intervento nell'immediato futuro.
La famiglia e la vita che si ferma
A casa di Mario Roggero, nella sua villa, il tempo sembra essersi sospeso. Il cancello resta chiuso, e l'atmosfera è segnata dall'assenza del capofamiglia, un vuoto incolmabile dopo quasi cinquant'anni di vita insieme. A raccontare lo stato d'animo di questi primi giorni di detenzione è la moglie, Mariangela Sandrone, che ieri, 19 luglio, ha affrontato il primo fine settimana senza il marito. La sua giornata è trascorsa occupandosi delle necessità di Mario, in un tentativo di mantenere un filo di normalità in una quotidianità che appare ormai perduta.
La figlia si è chiusa in stanza, mentre la madre, nonostante tutto, cerca di guardare avanti: "Siamo pronti a riaprire la gioielleria", ha dichiarato, lasciando intendere la volontà della famiglia di non soccombere, ma di resistere e ricominciare nonostante la condanna che ha colpito il loro congiunto.
Le reazioni politiche e il distinguo di Tajani
Nel frattempo, il fronte politico si muove in un tripudio di dichiarazioni che, seppur compatte nel chiedere la grazia, mostrano alcune sfumature. L'intero centrodestra si è schierato a difesa del gioielliere, invocando la legittima difesa e premendo sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché intervenga con un provvedimento di clemenza. In questo coro, spicca tuttavia il parziale distinguo del leader di Forza Italia, Antonio Tajani.
In un'intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri ha ribadito il sostegno alla richiesta di grazia, ma ha voluto precisare un punto fondamentale: "Roggero per noi ha sbagliato". Un'affermazione che, pur nel contesto della solidarietà politica, introduce un elemento di valutazione oggettiva sul fatto di sangue, allontanandosi dalla retorica dell'eroe e riportando il discorso sul piano della legalità e della proporzionalità della risposta.
La scelta di Bollate, un carcere modello
Non è stata certo una coincidenza la scelta di Mario Roggero di costituirsi giovedì scorso proprio a Bollate, il carcere milanese considerato un unicum nel panorama penitenziario italiano per le sue politiche di reinserimento e le condizioni detentive all'avanguardia. La decisione dell'imprenditore, che ha bussato alle porte di questo istituto modello, è stata letta come una mossa strategica per garantirsi un trattamento detentivo più favorevole e gettare le basi per un percorso di recupero che possa giocare a suo favore in vista della richiesta di grazia.
La sfilata di big della politica, a partire da Matteo Salvini che lo ha visitato per due giorni di fila, ha ulteriormente acceso i riflettori su Bollate, trasformando la cella di Roggero in un palcoscenico politico. Se il gioielliere dovesse restare lì, come molti auspicano, la sua detenzione rappresenterebbe un'eccezione, un trattamento di favore che, secondo i critici, stride con la severità della condanna inflittagli dalla Cassazione.




