Roggero, i legali frenano sulla grazia: «Prospettiva di medio termine». Il gioielliere si costituisce a Bollate
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Redazione Interno
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Nessun tono di sfida, niente iperboli. Per Mario Roggero il registro è cambiato, più cauto e di attesa, quasi sospeso in un limbo giudiziario e detentivo che solo il tempo e le valutazioni degli esperti potranno sciogliere. Del resto, per la grazia l’istruttoria dovrà riportare l’andamento del percorso carcerario e il gioielliere, condannato in via definitiva mercoledì dalla Cassazione a 14 anni e 9 mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo, in cella è entrato l’altro ieri sera.
Le sue ore sono ora scandite dai ritmi del carcere di Bollate, dove si è costituito giovedì scorso dopo che la sentenza è diventata irrevocabile, e l’attenzione dei media e della politica si è concentrata sulla sua detenzione e sulle possibilità di una scarcerazione anticipata.
Le valutazioni in cella e il distinguo di Tajani
La strada verso la grazia, ipotizzata da più parti come soluzione politica e umanitaria per chiudere la vicenda, appare tutt’altro che in discesa e i legali stessi avrebbero frenato gli entusiasmi, definendola una «prospettiva di medio termine». Dovranno esserci valutazioni di chi lo segue da vicino, dalla sorveglianza a chi sarà con lui durante le attività, agli psicologi e a vario personale che incontrerà nella sua detenzione; un percorso complesso che richiede tempo e che non può essere accelerato dalle pressioni esterne, per quanto forti possano essere.
Il parziale distinguo di Antonio Tajani, arrivato in un'intervista al Corriere della Sera, ha introdotto una nota realistica in un coro politico che si era fatto compatto a difesa del gioielliere: nel centrodestra che invoca la legittima difesa e preme sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché intervenga con un provvedimento di grazia, il leader di Forza Italia ha detto che Roggero «per noi ha sbagliato».
Un'affermazione che, seppur accompagnata dall'appoggio alla richiesta di clemenza, segna un distinguo rispetto alla narrativa dell'eroe che ha solo difeso la propria vita e la propria attività.
La richiesta del costume e l’incontro con l’avvocato
Dopo il suo primo giorno in cella, Mario Roggero aveva chiesto alla moglie di fargli arrivare al più presto un costume da bagno e l’accappatoio, rivelando un lato quasi surreale della sua nuova vita dietro le sbarre.
Nonostante due borsoni pieni di vestiti, libri ed effetti personali, il gioielliere ha scoperto solo dopo le prime ore in carcere di non avere un indumento indispensabile per chi non riesce a superare l’imbarazzo di dover fare la doccia in comune con gli altri detenuti; una piccola, grande necessità quotidiana che lo riporta alla dimensione umana e concreta della reclusione, fatta di gesti semplici e di adattamento a una routine spersonalizzante.
Ieri la moglie non era ancora riuscita a soddisfare la sua richiesta, mentre oggi è previsto l'incontro con il suo avvocato, un appuntamento cruciale per gettare le basi della strategia difensiva e per fare il punto sulle prime impressioni del detenuto riguardo all'ambiente carcerario e al trattamento ricevuto.
La scelta di Bollate, carcere modello tra eccezioni e polemiche
Giovedì scorso il gioielliere piemontese Mario Roggero si è costituito a Bollate, dopo che è diventata definitiva la sua condanna a 14 anni e 9 mesi, e da allora è iniziata la sfilata dei big della politica, a partire da Matteo Salvini, che è andato a visitarlo per due giorni di fila. Non è stata una scelta casuale, quella dell’imprenditore: ha bussato alle porte di un carcere modello, un unicum nel panorama penitenziario italiano, noto per le sue politiche di reinserimento e per le condizioni di vita spesso migliori rispetto ad altri istituti.
Tuttavia, proprio questa scelta ha sollevato più di una perplessità, con alcuni osservatori che sottolineano come «se restasse lì, sarebbe un’eccezione» rispetto al trattamento riservato alla gran parte dei detenuti, alimentando un dibattito sulla giustizia di un sistema che sembra riservare percorsi diversi a seconda del clamore mediatico e del peso politico dei casi.
Le visite dei parlamentari e la mobilitazione del centrodestra rischiano di trasformare la sua detenzione in un caso politico, mentre i legali provano a mantenere un profilo basso e a lavorare sugli atti per preparare il terreno alla richiesta di grazia, che resta l'obiettivo finale ma che dovrà fare i conti con i tempi lunghi della burocrazia e con le valutazioni dell'istruttoria ministeriale.
Nel frattempo, Roggero ha cominciato a leggere e a prendere confidenza con gli spazi della sezione in cui è rinchiuso, in attesa di sapere se il suo destino sarà segnato da un provvedimento di clemenza o da una lunga permanenza dietro le sbarre, lontano dalla sua famiglia e dalla sua gioielleria.




