Faida legale tra gli ex Police: la guerra per i diritti streaming arriva in tribunale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Una battaglia legale, che affonda le radici in accordi stipulati prima dell'avvento del digitale, ha riportato sotto i riflettori della giustizia britannica i dissidi interni a uno dei gruppi musicali più celebrati di sempre. Andy Summers e Stewart Copeland, infatti, hanno citato in giudizio l'ex compagno di band Sting, sostenendo di non aver ricevuto la loro piena quota di royalties generate dalla riproduzione in streaming dei successi dei Police. La cifra contestata, secondo quanto emerge dagli atti depositati presso l'Alta Corte di Londra alla fine del 2024, ammonterebbe a oltre due milioni di dollari, una somma non irrilevante che spiega la durezza dello scontro. L'udienza preliminare, tenutasi di recente, ha offerto una prima cornice formale alla controversia, sebbene non rappresenti l'inizio del processo vero e proprio, delineando invece i termini di un conflitto destinato a svilupparsi nei prossimi mesi.
Un accordo storico e le nuove frontiere dello streaming
Il cuore della disputa, come spesso accade in casi del genere, risiede nell'interpretazione di contratti redatti in un'epoca completamente differente, quando le piattaforme digitali non erano neppure immaginabili. Gli avvocati dei due musicisti sostengono che gli accordi storici sulla spartizione dei diritti, firmati tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta, debbano essere applicati anche ai ricavi generati dalle nuove modalità di fruizione. Secondo questa lettura, Sting, detentore dei diritti d'autore sulle composizioni, avrebbe trattenuto per sé una parte sproporzionata degli introiti provenienti dallo streaming, violando lo spirito di quegli antichi patti. D'altro canto, i legali del frontman hanno respinto con decisione queste argomentazioni, bollando l'intera iniziativa come un tentativo illegittimo di ridefinire a posteriori i termini contrattuali, pur riconoscendo, in una mossa che ha destato particolare attenzione, un precedente pagamento aggiuntivo.
Il versamento "riconosciuto" e le ombre del passato
Proprio questo aspetto finanziario ha aggiunto un ulterverso strato di complessità alla vicenda. In documenti presentati al tribunale, gli stessi avvocati di Sting hanno infatti dichiarato che Summers e Copeland hanno già ricevuto, a seguito dell'avvio dell'azione legale lo scorso anno, un versamento di oltre ottocentomila dollari, equivalenti a circa seicentomila sterline. Questo pagamento, presentato come un riconoscimento di un precedente calcolo insufficiente, non è stato però considerato risolutivo dagli ex compagni di band, i quali ritengono che la somma corrisposta sia comunque lontana da quanto loro spetterebbe. La situazione, quindi, non si limita a una mera richiesta di pagamenti omessi, ma sembra configurarsi come un contrasto profondo sulla metodologia di calcolo e sulla percentuale spettante a ciascuno, con il rischio concreto di riscrivere, attraverso una sentenza, le regole economiche di un patrimonio musicale immenso.
Le conseguenze di una lite senza fine
La faida, che prosegue ormai da decenni con alterne vicende, trascende dunque la semplice questione economica e tocca il nervo scoperto dei rapporti personali all'interno di un trio che ha segnato la storia del rock. Mentre la corte londinese si appresta a esaminare la fondatezza delle pretese in un prossimo futuro, il caso solleva interrogativi più ampi su come il diritto possa adattarsi alla rivoluzione tecnologica che ha investito l'industria discografica. La sentenza, quando arriverà, potrebbe stabilire un precedente significativo per altri artisti legati da contratti analoghi, definendo con maggiore chiarezza come vadano suddivisi i ricavi provenienti da fonti inesistenti al momento della firma degli accordi originali.




