Assisi apre le porte al centenario del transito di san Francesco, il Papa richiama alla pace universale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nella basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, il cui altare, secondo la tradizione, vide san Francesco esalare l'ultimo respiro "nudo sulla nuda terra", si è levato stamane l'invito a fare di questa memoria non un mero ricordo, bensì una profezia capace di interrogare il presente. Il solenne rito di apertura dell'VIII centenario del transito del santo di Assisi, che culminerà il 3 ottobre prossimo, ha dato il via all'ultimo tratto di un percorso giubilare iniziato nel 2023 e che, attraverso le tappe fondamentali della sua esperienza, intende riproporre la radicalità di una scelta di vita. Fra Massimo Travascio, Custode della Porziuncola, nel suo saluto ha sottolineato come l'eredità consegnata alla Chiesa dal Poverello sia fatta di pace, di riconciliazione e di canto, elementi che appaiono quanto mai essenziali in un'epoca segnata, come ha osservato il Papa, da conflitti interminabili e da lacerazioni profonde.
La visione di una pace che abbraccia tutto il creato
Il messaggio papale, letto durante la celebrazione presieduta da fra Francesco Piloni, ministro provinciale dei frati minori di Umbria e Sardegna, ha colto nel segno, estendendo la riflessione ben oltre i confini della mera commemorazione storica. La pace di cui Francesco fu araldo, ha affermato il Pontefice, non si circoscrive alle relazioni tra gli uomini, ma abbraccia l'intera famiglia del Creato, in una visione cosmica di fraternità che il Cantico delle creature, di cui nel 2025 si celebrerà l'ottavo centenario della composizione, seppe esprimere in maniera mirabile. Una prospettiva, questa, che offre non soluzioni tecniche ai drammi del mondo, bensì indica la sorgente autentica da cui può scaturire un autentico rinnovamento, richiamando ciascuno a una responsabilità più ampia.
Un cammino ecclesiale alle sorgenti della testimonianza
L'avvio del Centenario in quello che è forse il luogo più carico di significato della vicenda francescana – la piccola cappella della Porziuncola, dove tutto ebbe inizio e dove tutto si compì – segna deliberatamente l'inizio di un "tempo di grazia" per la Chiesa tutta, chiamata a tornare alle sorgenti di una testimonianza che trovò la sua pienezza nella conformità a Cristo povero e crocifisso. Le parole incise sulla pietra, "Hic michi viventi lectus fuit et morienti", risuonano dunque come un monito e un invito a riscoprire l'essenzialità di un messaggio che, attraverso le celebrazioni degli anni passati e di quelli a venire, si dispiega in tutta la sua attualità. Un messaggio che, partendo dalla povertà e dall'umiltà, arriva a toccare le corde più profonde della condizione umana e del suo rapporto con il trascendente e con il creato.
Verso l'appuntamento di ottobre nel segno dell'eredità del Poverello
Il percorso verso la data conclusiva del 4 ottobre 2026, festa del santo, si configura così come un itinerario non solo celebrativo ma profondamente spirituale, che invita a una riflessione personale e collettiva. L'eredità di cui si è parlato stamane, fatta di gesti concreti più che di parole, di riconciliazione e di lode, sembra porsi come un antidoto alla sfiducia e alla paura che caratterizzano, come è stato rilevato, il tempo attuale. La città di Assisi, custode di questa memoria vivente, diventa per un intero anno il centro simbolico di un cammino che, mentre guarda al passato, intende interrogare il futuro, ponendo al centro la figura di un uomo che seppe leggere il proprio tempo con gli occhi del Vangelo, diventando punto di riferimento imperituro.




