L'Inter riabbraccia Stankovic, ma Marotta non chiude la porta a una cessione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   MILANO – L'operazione di mercato che riporta Aleksandar Stankovic in nerazzurro, per un esborso di 23 milioni di euro versati al Club Bruges, sembrerebbe a prima vista un classico investimento sul futuro, una scommessa blindata dal club di viale della Liberazione. In realtà, come spesso accade nel calcio moderno, la faccenda è molto più articolata e ricca di sfumature.

Se da un lato l'Inter ha ufficializzato il controriscatto del giovane centrocampista, classe 2005, riportandolo a Milano dopo una stagione da protagonista in Belgio conclusa con 8 gol e 4 assist, dall'altro il presidente Beppe Marotta ha lasciato intendere che lo scenario è tutt'altro che scontato.

Riscatto e plusvalenze: i retroscena economici dell'affare Stankovic

L'affare, chiuso a giugno, prevede un meccanismo finanziario ben preciso. L'Inter aveva ceduto il figlio d'arte lo scorso agosto per circa 10 milioni di euro, una cifra che aveva fatto storcere il naso a più di un tifoso. La clausola di riacquisto, fissata a 23 milioni, è stata attivata proprio in questi giorni, ma secondo quanto riportato da fonti specializzate, il vero “costo” per il bilancio nerazzurro non sarà l'intera cifra versata ai belgi.

Il valore netto dell'operazione per le casse di Marotta sarà infatti di circa 13 milioni, vale a dire la differenza tra quanto incassato nella cessione e quanto speso per il ritorno del ragazzo. Una plusvalenza secca non viene registrata, ma il club inizierà ad ammortizzare questa cifra nell'arco dei cinque anni di contratto che legheranno Stankovic all'Inter fino al 2031, con un costo annuo di circa 2,6 milioni più ingaggio.

Nonostante il rientro ufficiale, la sensazione è che l'avventura milanese del serbo possa ancora subire evoluzioni. Il noto esperto di calciomercato, Fabrizio Romano, ha spiegato come Marotta non stia semplicemente “dribblando” le domande dei cronisti quando parla di un futuro aperto: è la realtà dei fatti. L'Inter ha speso una cifra importante, ma lo ha fatto anche per non perdere il controllo di un talento che aveva già suscitato l'interesse della Premier League.

Le porte, insomma, non sono chiuse a una partenza, soprattutto se dovessero arrivare offerte concrete che si aggirano tra i 38 e i 40 milioni di euro.

La volontà del giocatore e lo scenario di mercato

Se dal punto di vista contabile l'operazione è chiara, dal versante umano e tecnico c'è un fattore determinante: la volontà del diretto interessato. Stankovic ha già fatto sapere di voler restare a Milano, di volersi giocare le sue carte sotto la guida di Cristian Chivu – che lo conosce bene fin dalle giovanili – senza chiedere garanzie sul posto da titolare. Questo aspetto non è secondario, perché mette un freno alle speculazioni più facili: il ragazzo non è disposto ad accettare qualsiasi destinazione pur di andare via.

Se lo scorso anno il Brentford si era fatto avanti, lo stesso scenario oggi non troverebbe il gradimento del giocatore, che preferisce restare all'Inter piuttosto che accasarsi in un club di metà classifica inglese.

E qui arriva la mossa a scacchiera di Marotta. Il presidente non vuole privarsi del giocatore a cuor leggero, definendolo anzi un “patrimonio” del club, ma è anche consapevole del valore di mercato raggiunto dal centrocampista. Se in estate dovesse arrivare una big europea – o un club con ambizioni diverse dal Brentford – pronta a investire una cifra vicina ai 40 milioni, per l'Inter diventerebbe difficile resistere.

La strategia, quindi, è duplice: blindare il talento per non farselo scappare a buon mercato, ma tenere gli occhi aperti sul mercato in entrata, proni a trasformare quell'investimento in una maxi-plusvalenza che potrebbe servire per finanziare altri colpi. Il rinnovo di Chivu, ormai imminente, garantisce continuità tecnica, ma per Stankovic sarà decisivo capire se il post-ritiro estivo verrà considerato “cedibile” o meno.

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