Reggio Emilia, si uccide in carcere il 26enne che aggredì tre persone al distributore

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mena Istafanous, il 26enne arrestato domenica scorsa per la violenta aggressione avvenuta in un distributore di benzina di Reggio Emilia, è stato trovato morto nella sua cella. Il giovane si è impiccato venerdì sera, poco dopo le 20, nel carcere della città emiliana. Lo rende noto una nota diffusa nella giornata di sabato, che conferma come il detenuto, di origini egiziane ma nato in Italia, fosse seguito dal Centro di salute mentale prima del suo ingresso in istituto.

La dinamica dell'aggressione

I fatti risalgono alla sera di domenica 27 settembre, quando il 26enne, alla guida della sua auto, si è fermato nell'area di servizio di via Martiri di Cervarolo, in località Buco del Signore. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'uomo è sceso dal veicolo e, senza dire una parola, si è scagliato con un cacciavite contro una donna che stava facendo rifornimento, ferendola all'addome. A quel punto due persone, una ragazza e un uomo, sono accorse per prestare soccorso alla vittima.

L'aggressore è risalito in auto e, dopo una breve manovra, ha investito intenzionalmente i due soccorritori prima di fuggire. I tre feriti erano stati trasportati d'urgenza all'ospedale Santa Maria Nuova, dove erano giunti in gravi condizioni ma senza pericolo di vita. Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dalla Squadra Mobile, si sono concentrate fin da subito sulle condizioni psichiatriche dell'uomo, escludendo invece qualsiasi matrice legata al fondamentalismo religioso.

Il percorso di cura e l'arresto

Istafanous, di fede cristiana copto-ortodossa, aveva recentemente intrapreso un percorso terapeutico presso il Centro di salute mentale dell'Azienda sanitaria locale. Stando a quanto emerso nelle prime fasi investigative, il giovane soffriva di manie di persecuzione e aveva anche problemi legati alla tossicodipendenza. Dopo l'aggressione, era stato rintracciato dalla polizia nel giro di un'ora nei pressi della sua abitazione, in stato confusionale, e condotto in carcere con l'accusa di tentato omicidio aggravato.

Nel corso dell'udienza di convalida, celebrata il 30 settembre davanti al giudice per le indagini preliminari, il 26enne si era avvalso della facoltà di non rispondere. Il gip aveva convalidato l'arresto disponendo la custodia cautelare in carcere.

Il richiamo del Garante dei detenuti

Sulla vicenda è intervenuto Roberto Cavalieri, Garante regionale dei detenuti dell'Emilia-Romagna, che ha richiamato l'attenzione sul numero dei suicidi negli istituti penitenziari. «Si tratta del secondo suicidio quest'anno in Emilia Romagna di persone con patologia psichiatrica», ha dichiarato Cavalieri. Nel 2026 nelle carceri della regione, ha ricordato il Garante, risultano altri quattro suicidi e altrettante morti ancora da verificare.

Il caso di Istafanous riporta al centro del dibattito il tema della detenzione di persone affette da disturbi mentali, una questione che aveva già trovato spazio nel confronto pubblico locale dopo un episodio analogo avvenuto lo scorso aprile nello stesso istituto, quando un uomo di 35 anni si era tolto la vita in un reparto destinato alla tutela della salute mentale.

La posizione della destra locale

Nei giorni successivi all'aggressione, il movimento politico di estrema destra Reggio Emilia Tricolore era intervenuto sui fatti con una nota e con l'affissione di uno striscione nei pressi del distributore. «Non è un episodio isolato. È l'ennesima dimostrazione di cosa possa produrre un modello di società che ha rinunciato al controllo dei flussi e alla sicurezza dei propri cittadini», si leggeva nel comunicato diffuso dal movimento, che aveva anche proposto una linea di intervento basata sulla remigrazione per «far tornare nel proprio Paese chi non si integra, chi delinque, chi non ha titolo per restare sul suolo italiano».

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