Pos e cassa, al via l’abbinamento online ma il portale è ancora in attesa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’obbligo di legge, quello sancito dalla legge di Bilancio 2025 che ha modificato il decreto legislativo 127 del 2015, è in vigore formalmente dal primo gennaio di quest’anno, eppure il tassello decisivo per rendere operativo il collegamento tra i registratori telematici e i terminali di pagamento elettronico deve ancora incastrarsi perfettamente. La data cerchiata in rosso sul calendario è quella di oggi, il 5 marzo, giornata in cui l’Agenzia delle Entrate aveva annunciato l’attivazione del servizio web dedicato all’abbinamento logico – non fisico, è bene sottolinearlo – dei dispositivi. Nelle prime ore della mattinata, però, chi si è collegato al portale Fatture e Corrispettivi non ha trovato traccia della nuova funzionalità, un piccolo scollamento tra le previsioni e la realtà operativa che crea un alone di attesa tra gli esercenti e i loro consulenti, già alle prese con le complessità della norma.

I dubbi applicativi e le soluzioni per chi lavora ogni giorno con la cassa

La sostanza dell’adempimento, al di là del ritardo tecnico di poche ore, risiede in una procedura che, una volta a regime, richiederà agli operatori di entrare nell’area riservata del sito dell’amministrazione finanziaria per associare la matricola del registratore telematico, già censita in anagrafe tributaria, ai dati identificativi degli strumenti di incasso, siano essi Pos fisici, quelli che si vedono sui banconi, o virtuali, utilizzati per i pagamenti online. Il nodo cruciale, e gli stessi funzionari dell'Agenzia lo sanno bene, è la gestione delle casistiche ibride, quelle che popolano il quotidiano di un commerciante: si pensi all’uso promiscuo del Pos, magari impiegato per incassare corrispettivi di vendite soggette a certificazione fiscale e, allo stesso tempo, per operazioni esonerate come la vendita di tabacchi o di carburanti; in queste ipotesi, il collegamento va comunque effettuato. Discorso analogo vale per le attività che emettono sia scontrini che fatture, dove l’obbligo di abbinamento persiste per i pagamenti relativi ai documenti commerciali, mentre non sussiste qualora l’intera attività sia certificata esclusivamente con fattura. E poi c’è la questione dei buoni pasto, dei ticket e delle eventuali dismissioni di vecchi terminali, tutti passaggi che, se non gestiti correttamente, rischiano di creare discordanze nei dati trasmessi al Fisco.

La gradualità dell’avvio e le prime indicazioni dell’amministrazione finanziaria

Nel caos normativo che spesso accompagna le novità fiscali, l’Agenzia delle Entrate ha tentato di smorzare i toni, assicurando un periodo di rodaggio privo di intenti repressivi. In un incontro organizzato da Confcommercio nei giorni scorsi, il responsabile delle Procedure dell’Agenzia, Carmelo Piancaldini, ha delineato un approccio morbido per la fase di start-up, chiarendo che l’obiettivo primario non è la caccia all’errore ma l’accompagnamento degli operatori verso la piena conformità. Il messaggio, filtrato attraverso le associazioni di categoria, è che le prime comunicazioni, quelle relative ai Pos attivi nel mese di gennaio, potranno essere regolarizzate entro 45 giorni dall’effettiva messa online della procedura, una finestra temporale che offre un po’ di ossigeno a chi deve ancora districarsi tra le scadenze. Per i terminali attivati a febbraio o nei mesi successivi, invece, le finestre temporali sono più strette e cadenzate: si dovrà provvedere dal sesto giorno all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’attivazione, una scansione che impone un monitoraggio costante delle proprie dotazioni strumentali.

Come orientarsi tra procedure e dati da comunicare

Ma concretamente, cosa dovrà fare l’esercente? Una volta che la funzionalità "Gestione collegamenti" sarà visibile sul portale, basterà selezionare il proprio registratore dall’elenco e abbinarlo al Pos desiderato, indicando anche l’indirizzo dell’unità locale dove i due strumenti sono utilizzati, un dettaglio utile per semplificare la lettura dei dati all’amministrazione. I dati identificativi dei Pos, come il Terminal ID per i dispositivi fisici o i riferimenti dell’operatore finanziario per quelli virtuali, sono generalmente reperibili nella documentazione contrattuale o nelle aree web riservate messe a disposizione dalle banche o dai prestatori di servizi di pagamento; nel caso in cui un terminale non compaia automaticamente nella lista precompilata dal portale, la procedura consente l’inserimento manuale delle informazioni, un margine di flessibilità necessario per evitare che omissioni altrui si trasformino in problemi per il contribuente. Quello che viene richiesto, insomma, non è un intervento hardware sui dispositivi, ma un’opera di raccordo informatico che, sebbene concettualmente semplice, richiede attenzione ai dettagli e una conoscenza almeno basilare della propria dotazione strumentale, un compito non sempre agevole per chi ha più punti vendita o utilizza strumenti di pagamento diversificati.

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