Il sonnifero negli spaghetti e la “chef” sulla sedia a rotelle che invece correva

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’illusione di una serata gourmet si è dissolta in un torpore chimico e in un furto da diecimila euro: è questa la cornice, degna di un thriller da salotto, in cui è incappato un pensionato di 68 anni a Venaria Reale. L’uomo, in cerca probabilmente di compagnia, aveva abboccato all’esca di un profilo online curato nei minimi dettagli, quello di “Francesca”, una sedicente chef professionista pronta a deliziare le papille gustative con un primo piatto di alto livello. Le indagini coordinate dalla Procura di Ivrea, e condotte dai Carabinieri, hanno tuttavia restituito un quadro completamente diverso: il presunto talento culinario altro non era che un raffinato sistema per avvicinare la vittima, entrare nella sua abitazione con il pretesto della cena e somministrargli un cocktail di benzodiazepine nascosto nel condimento degli spaghetti.

L’ingrediente segreto era uno psicofarmaco, non certo il basilico

I fatti, risalenti allo scorso 6 febbraio, sono emersi solo ora con l’esecuzione delle misure cautelari che hanno portato in carcere la donna, di 49 anni, e il suo compagno, 63enne residente nell’alessandrino. La trappola era studiata: dopo aver contattato l’uomo su un sito d’incontri, la finta chef aveva insistito per cucinare direttamente a casa sua, promettendo una ricetta a base di spaghetti allo scoglio. Quando il figlio del sessantottenne, insospettito dal silenzio del padre, ha forzato la porta dell’appartamento, lo scenario era quello di una rapina. Il pensionato giaceva sul letto in stato di semincoscienza, mentre in cucina una pentola ancora sporca custodiva la prova regina del misfatto. I successivi esami tossicologici hanno rilevato tracce di benzodiazepine sia nel sangue della vittima che negli avanzi della pasta, confermando il metodo utilizzato per stordire la preda prima di razziare la casa.

Un colpo da diecimila euro e una fuga a piedi (nonostante la falsa invalidità)

Approfittando dello stato di incoscienza dell’uomo, la coppia ha avuto tutto il tempo per saccheggiare l’appartamento. Il bottino finale è pesante: circa diecimila euro in contanti custoditi tra le mura domestiche, un orologio di valore, documenti personali e diverse carte di credito. Ciò che ha permesso agli investigatori di chiudere il cerchio non è stato solo il riscontro tossicologico, ma l’analisi meticolosa delle telecamere di videosorveglianza della zona. Queste hanno immortalato la donna mentre usciva dall’abitazione con passo svelto per poi salire a bordo di un’auto guidata dal complice. Un dettaglio che ha un peso specifico non indifferente, visto che la 49enne aveva da tempo presentato istanza per il riconoscimento di un’invalidità permanente, dichiarando di essere costretta su una sedia a rotelle. Le stesse immagini che l’hanno incastrata per la rapina l’hanno quindi spiazzata anche su quel fronte, dimostrando la totale simulazione della menomazione.

Il blitz nella tana e l’agenda dei potenziali bersagli

La successiva perquisizione nell’abitazione della coppia, avvenuta nei giorni scorsi, ha fornito agli inquirenti ulteriori tasselli. All’interno sono stati rinvenuti oltre ottomila euro in contanti – parte del probabile bottino – i farmaci psicotropi utilizzati per confezionare la “cena” e i telefoni cellulari intestati a prestanome, un accorgimento utilizzato per depistare eventuali controlli. Ma ciò che più ha allarmato gli investigatori è stato il ritrovamento di un vero e proprio elenco manoscritto di nomi e contatti. Quel foglio, descritto dalle fonti giudiziarie come un “elenco mirato di bersagli”, lascia intendere che l’appuntamento di Venaria Reale non fosse un episodio isolato, ma forse solo l’ultimo di una serie di colpi messi a segno con lo stesso modus operandi.

Il copione della cena romantica come cavallo di Troia

La dinamica dell’adescamento segue uno schema ormai noto alle cronache giudiziarie, ma che si ripete con preoccupante frequenza: la costruzione di un’identità fittizia e rassicurante (nello specifico quella di una chef a domicilio) per aggirare le diffidenze delle vittime, spesso sole o in cerca di relazioni. Il pensionato, che si aspettava una serata conviviale a lume di candela, si è invece ritrovato in balia di narcotici pesanti, rischiando conseguenze sanitarie ben più gravi del semplice furto. L’ordinanza del Gip, eseguita dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Venaria, ha posto fine alla carriera criminosa della falsa cuoca e del suo accompagnatore, sebbene gli accertamenti proseguano per verificare l’esistenza di altre vittime che, probabilmente per vergogna o per i postumi dell’intossicazione, non hanno ancora sporto denuncia.

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