Dariya Derkach, l’oro europeo nel salto triplo dopo gli incubi e tre operazioni: «È l’Italia il mio Paese, mi ha nutrita»
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Redazione Sport
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Il primo gesto, dopo l'ultimo salto che valeva una vita, è stato quello di afferrare il tricolore e avvolgersi in quelle strisce di verde, bianco e rosso, quasi a volersi scaldare da un freddo che non c'era a Birmingham. Dariya Derkach, trentatré anni, è appena diventata la prima italiana a vincere l'oro nel salto triplo ai Campionati Europei, una medaglia che sulla pedana dell'Alexander Stadium pesa quanto i quattordici metri e sessanta del suo primato personale, e forse anche di più, molto di più, se si considera il viaggio che l'ha portata fin lì.
Quel 14,60, che è anche la miglior prestazione europea stagionale, è stato il punto d'arrivo di una rincorsa cominciata più di vent'anni fa, su un autobus che da Vinnytsia, in Ucraina, portava una bambina dal cappotto rosso verso una nuova vita a Pagani, in provincia di Salerno. «Ci sarà sempre qualcuno per cui non sarò mai del tutto italiana», aveva confidato in un'intervista, eppure quel giorno, con l'oro al collo e la bandiera addosso, ogni dubbio sembrava essere stato spazzato via da un salto perfetto, da un gesto tecnico che sintetizzava più di due decenni di attese e sacrifici.
Un viaggio lungo ventiquattro anni: dall’Ucraina alla maglia azzurra
Era il 2002 quando Dariya, nata il 27 marzo 1993, lasciò la sua città natale per raggiungere i genitori in Italia, entrambi ex atleti che già avevano intrapreso quella strada. Il primo impatto con il nostro Paese fu a Pagani, dove è cresciuta e ha mosso i primi passi nell'atletica, allenandosi sotto lo sguardo vigile di mamma Oksana, ex triplista, e papà Serhij, specialista delle prove multiple, una scuola di vita e di sport che l'ha plasmata fin da bambina.
La sua carriera giovanile è stata un susseguirsi di successi, con diciotto titoli in sei anni tra prove multiple, lungo e triplo, tanto che le sue prime gare le sembravano quasi un gioco: tirava su castelli di sabbia nella buca del salto in lungo, senza immaginare che quel terreno sarebbe diventato il suo palcoscenico.
Il 27 maggio 2013, però, fu la data che cambiò tutto, perché il giuramento al Comune di Pagani le concesse finalmente la cittadinanza italiana, il lasciapassare per indossare quella maglia azzurra che aveva sempre desiderato e per cui aveva rifiutato altre offerte.
Un 2025 da incubo e la rinascita dopo tre interventi chirurgici
Se la storia di Derkach è fatta di salti, purtroppo è anche costellata di cadute. Il 2025, per lei, è stato un annus horribilis, un vero e proprio calvario fisico che l'ha messa a dura prova e l'ha costretta a fermarsi quando la sua carriera sembrava aver raggiunto una certa maturità. Nel giro di pochi mesi, l'atleta dell'Aeronautica Militare è stata sottoposta a tre interventi chirurgici ai tendini d'Achille: due al sinistro durante l'estate e uno al destro in autunno, un'operazione che avrebbe spezzato le gambe a chiunque, ma non a lei.
«Quando ci si opera tre volte, non ci si aspetta niente e si cerca di viverla giorno per giorno, sperando di venirne fuori», ha raccontato a caldo dopo la vittoria, sottolineando come la voglia di fare sia stata più forte del dolore e delle difficoltà.
Il ritorno alla pista è stato lento e faticoso, ma già a giugno del 2026, a Zagabria, era arrivato un segnale importante con un salto a 14,51, a un centimetro dal suo precedente record personale, un piazzamento che l'aveva riportata in testa alle graduatorie europee stagionali e che faceva ben sperare in vista di Birmingham.
La finale di Birmingham: un dominio dall'inizio alla fine
Nella finale europea, Dariya Derkach non ha lasciato spazio alle avversarie, dimostrando una solidità mentale e tecnica che forse in passato le era mancata. Fin dal primo salto, ha messo il suo marchio sulla gara, atterrando a 14,53 metri, una misura che, già da sola, le avrebbe garantito il podio. Gli avversari hanno provato a insidiarla, ma lei ha continuato a macinare metri, alternando salti nulli a prove di grande spessore, come quel 14,48 che confermava la sua superiorità.
Poi, al quinto turno di salti, è arrivato il momento decisivo, lo scatto che ha fatto esplodere la gioia: una rincorsa potente, una pedana battuta con la giusta carica e un volo che l'ha portata a 14,60 metri, otto centimetri in più del suo vecchio limite e la nuova migliore prestazione europea dell'anno.
La belga Saliyya Guisse si è dovuta accontentare dell'argento con 14,46, mentre il bronzo è andato alla bulgara Aleksandra Nacheva con 14,40, ma per l'Italia era un oro che mancava da sempre in questa specialità, un traguardo storico che nessuna azzurra era mai riuscita a raggiungere all'aperto.
L'oro di Dariya è il frutto di un percorso di crescita che l'ha vista passare dal CUS Salerno all'Aeronautica Militare, fino a diventare il punto di riferimento del salto triplo italiano, una comunità di affetti e territori che va da Pagani a Formia, dove ora vive e si allena, e che ora si prepara a festeggiarla come una figlia di casa.
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