Lecce-Cremonese, vittoria salvezza e polemica furiosa del ds Giacchetta: “Ci sentiamo privati di rispetto”
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Redazione Sport
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Finisce 2-1 per il Lecce lo scontro diretto del Via del Mare, ma negli spogliatoi della Cremonese, e più in generale nell’ambiente grigiorosso, il silenzio carico di tensione che si respira lascia subito spazio a una rabbia difficilmente arginabile. I tre punti conquistati dai salentini, firmati dalle reti di Pierotti e Stulic – quest’ultimo su calcio di rigore – e solo accorciati nel secondo tempo da Bonazzoli, passano inevitabilmente in secondo piano rispetto alla coda di polemiche che ha letteralmente infiammato il finale della partita. La squadra di Davide Nicola, reduce da un avvio di gara in cui ha concesso troppo ai padroni di casa, ha spinto fino all’ultimo secondo alla ricerca del pareggio, ma si è vista prima annullare una rete a Payero per un tocco di mano, per poi vedersi negare un penalty che, a sentire le dichiarazioni post-gara, appariva piuttosto evidente.
L’episodio che scatena l’ira della dirigenza lombarda porta la firma del gioco serrato del novantacinquesimo minuto: Sanabria, lanciato verso la porta, cade in area dopo un contatto con il difensore salentino Jean. Il direttore di gara, Simone Sozza, lascia però correre, e dal VAR, nonostante le vibranti proteste che si levano dal rettangolo verde, nessuno lo richiama per un on-field review. A nulla serve la disperazione dei calciatori ospiti, che circondano la terna arbitrale invocando giustizia. Un diniego che, per la Cremonese, rappresenta la classica goccia che fa traboccare un vaso già pieno, considerando anche la rete del possibile 2-2 annullata poco prima a Payero: in quel caso il Var era intervenuto per un fallo di mano, una decisione tecnica che però, per i grigiorossi, stride con la successiva inerzia sul contatto in area.
Nel post-partita, intervistato dai microfoni di DAZN, il direttore sportivo Simone Giacchetta non usa giri di parole e, anzi, va giù pesante contro l’operato della sala VAR. “Non sono qui per commentare la partita dal punto di vista tattico, mi compete chiarire e rivendicare la posizione della società – esordisce a caldo un Giacchetta visibilmente scosso –. L’episodio è stato decisivo, e quando due squadre lottano per lo stesso obiettivo, questi dettagli possono pesare come macigni”. Il dirigente, che ha parlato di un “silenzio tombale” calato all’improvviso allo stadio dopo il mancato fischio, non si limita a contestare la singola svista, ma allarga il discorso a una presunta disparità di trattamento da parte dello strumento tecnologico, richiamando alla memoria un precedente che brucia ancora.
“È la seconda volta che mi trovo a intervenire – prosegue il ds, facendo riferimento a un episodio analogo avvenuto in occasione di Torino-Cremonese, quando un contatto in area su Simeone venne ignorato –. Il Var interviene su dettagli minimi, quelli che definiscono ‘polverosi’, per far vedere quanto è bravo e quanto ne sa, e poi in situazioni come queste, clamorose e decisive, tace inspiegabilmente”. L’accusa di Giacchetta è pesante e diretta: la sensazione, secondo lui, è che a volte si cerchi di giustificare l’esistenza del mezzo tecnico su episodi marginali, tralasciando invece quelli in cui il suo intervento sarebbe indispensabile per garantire l’equità del risultato. “Non si venga a dire che l’arbitro non ha visto – ha aggiunto il dirigente –. Ma qui il problema è che il Var non è stato chiamato. Non ci sono scuse, ci sentiamo danneggiati e, aggiungo, privati del rispetto che una società come la nostra, che lotta con le unghie e con i denti per la Serie A, meriterebbe”. Una presa di posizione netta che lascia il segno, destinata probabilmente ad alimentare il dibattito nelle prossime ore e chissà, forse anche a finire sui tavoli delle authority competenti.
La cronaca di una partita vissuta sul filo del rasoio
Al di là del vespaio arbitrale, la gara racconta di un Lecce che nel primo tempo ha fatto valere il fattore campo con autorità, passando in vantaggio con Pierotti e raddoppiando su rigore con Stulic, prima di subire il ritorno degli ospiti nella ripresa. La rete di Bonazzoli, arrivata a inizio seconda frazione, riapriva i giochi e gettava le basi per un finale al cardiopalma, con la Cremonese trasformata in una furia offensiva. I cinque minuti di recupero, poi, sono stati un vero e proprio romanzo: dopo il gol annullato a Payero e il miracolo di Falcone su Bonazzoli, l’ultimo sussulto con la caduta di Sanabria e le successive proteste che sono costate anche un cartellino rosso a Pezzella dopo il triplice fischio. Il Lecce, dal canto suo, porta a casa tre punti d’oro che valgono il sorpasso in classifica proprio ai danni dei lombardi, condannati a rimanere con l’amaro in bocca e la consapevolezza che, in una lotta per non retrocedere, certe serate lasciano il segno.




