Ucraina, Trump e il fronte russo, un 2025 di incertezze
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Redazione Esteri
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L'offensiva sorprendente nella regione russa di Kursk, avvolta in una nebbia di propaganda e contro-propaganda, ha fermato la narrazione che da mesi sembrava a senso unico in favore del Cremlino: un'avanzata russa nel Donbass, lenta e costosa in termini di perdite, ma inarrestabile. L'uso di armi in profondità contro la Russia, autorizzato all'Ucraina, ha segnato un punto di svolta, dimostrando che la guerra, giunta al terzo anniversario, è ben lontana dal concludersi.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato che parteciperà alla cerimonia di insediamento del presidente eletto statunitense Donald Trump, se invitato personalmente. Questa dichiarazione, rilasciata durante un'intervista di tre ore con il podcaster americano Lex Fridman, registrata a Kiev e pubblicata recentemente, ha suscitato diverse reazioni.
Nel frattempo, l'Italia si prepara a un possibile ruolo di primo piano nell'ipotesi di invio di caschi blu, mentre il conflitto continua a mietere vittime: un milione tra morti e feriti, con una prevalenza di russi. Ad oggi, meno del 20% dell'Ucraina è occupato dagli invasori russi, ma la speranza che questo sia l'ultimo anno di guerra è paradossalmente dimostrata dall'aumento dei combattimenti. Entrambe le parti cercano di ottenere più carte e territorio sul tavolo delle trattative, in un conflitto che sembra destinato a proseguire ancora a lungo.
L'anno 2025 si preannuncia dunque cruciale per il nostro continente, con una nuova configurazione internazionale che sembra prendere forma. Se è vero che le guerre toccano sempre il loro apice prima di terminare, sul fronte russo-ucraino quell'apice sembra essere stato raggiunto.




