Il cambio al vertice della Juve riapre il caso Vlahovic, ma l’ingaggio resta il nodo centrale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Era stato archiviato come un caso chiuso, una trattativa naufragata dopo l’ultimo, estenuante faccia a faccia tra le parti; e invece l’addio di Damien Comolli dalla carica di amministratore delegato della Juventus – con il conseguente arrivo di Giovanni Carnevali, reduce dall’esperienza al Sassuolo – ha improvvisamente riaperto gli scenari legati al futuro di Dusan Vlahovic.

L’attaccante serbo, il cui contratto è in scadenza naturale il prossimo 30 giugno, sembrava destinato a salutare Torino senza lasciare alcun margine di ripensamento, complice anche la distanza siderale tra la richiesta economica del suo entourage e l’offerta presentata dall’ormai ex dirigente. Tuttavia, con la sostituzione al vertice della dirigenza bianconera, si è tornati a parlare di una possibile, clamorosa inversione di rotta, anche se gli ostacoli principali – quelli di natura finanziaria – restano sostanzialmente invariati.

Il nodo economico che non dipende solo da Comolli

Sarebbe riduttivo, per usare un eufemismo, attribuire esclusivamente alla cattiva intesa tra il precedente ad e il calciatore la genesi della fumata nera; il vero scoglio, quello che ha bloccato ogni tentativo di avvicinamento, è rappresentato dalle cifre richieste da Darko Ristic, l’agente del giocatore. La sua posizione, come noto, è sempre stata chiara: per blindare il centravanti servono 8 milioni di euro netti a stagione, ai quali si aggiunge la richiesta di un premio alla firma particolarmente cospicuo.

Dall’altra parte della barricata, la Juventus – che già in precedenza con Comolli aveva proposto un ingaggio inferiore ai 6 milioni – non intende snaturare la propria politica di sostenibilità, tantomeno dopo le ultime direttive della proprietà che impongono un ferreo controllo dei conti.

Carnevali, insomma, arriva con la fama di manager abile a valorizzare le risorse, ereditata dai tredici anni passati a Sassuolo, ma con un margine di manovra ristretto: la forbice tra domanda e offerta rimane ampia, e l’unico spiraglio potrebbe aprirsi solo attraverso la leva dei bonus legati a obiettivi sportivi, una soluzione che non era riuscita a sanare le divergenze nel recente passato.

Spalletti, la variabile tecnica che spinge per la permanenza

Se dal punto di vista strettamente numerico l’operazione appare ancora proibitiva, esiste una variabile che potrebbe giocare a favore della continuità del serbo in bianconero, ed è quella tecnica. Luciano Spalletti, che siede stabilmente sulla panchina della Juventus, considera Vlahovic un interprete ideale per il proprio credo tattico e starebbe spingendo affinché la dirigenza trovi una quadra per trattenerlo.

Un’eventuale riapertura delle ostilità, quindi, non dipenderebbe solo dalla sensibilità del nuovo ad nel gestire il dossier, ma anche dalla volontà dell’attaccante stesso, il quale – sebbene sia consapevole di poter valutare liberamente altre destinazioni a parametro zero – ha sempre manifestato una certa predisposizione a rimanere in Italia, apprezzando peraltro la guida dell’attuale tecnico.

Il rapporto umano con Comolli, insomma, è stato solo la scintilla che ha fatto esplodere il conflitto, ma la polvere da sparo era già tutta accumulata attorno al tavolo delle trattative salariali.

La linea societaria e lo scenario Milan sullo sfondo

A complicare ulteriormente il quadro, o forse a fornire un’alternativa concreta nelle more della decisione juventina, c’è la costante attenzione del Milan; i rossoneri, infatti, sono stati più volte accostati al nome del centravanti serbo nella prospettiva della prossima sessione di calciomercato, pronti a inserirsi qualora la situazione con la Vecchia Signora dovesse definitivamente saltare. Tuttavia, anche in casa Juventus si respira una certa cautela, nonostante l’entusiasmo per l’innesto di Carnevali.

Le parole del presidente Gianluca Ferrero – che solo pochi giorni fa aveva definito le richieste del giocatore "eccessive" rispetto ai piani del club – rappresentano ancora un solco difficile da colmare, così come gli interventi di Giorgio Chiellini, che pur riconoscendo la serietà professionale di Vlahovic aveva escluso che la società potesse allinearsi a tali cifre.

Carnevali, insomma, si trova ora tra l’incudine di una proprietà attenta ai bilanci e il martello delle esigenze tecniche di Spalletti, e la soluzione del rebus passa inevitabilmente dalla volontà dell’entourage del giocatore di rivedere al ribasso le proprie ambizioni economiche.

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