Ranieri torna a Trigoria e ignora Gasperini, la frattura è ormai insanabile

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A volte ritornano, dice un vecchio adagio che calza a pennello per Claudio Ranieri. Dopo quasi una settimana di assenza, l’ultima volta era martedì scorso, il tecnico si è rivisto a Trigoria. Un rientro che, a guardarlo dall’esterno, potrebbe sembrare carico di significati, di gesti pacificatori o di ultimi tentativi di mediazione. E invece no, perché nella capitale, sponda giallorossa, tutto rientra nella più ovvia delle normalità: durante la stagione Ranieri non è quasi mai stato una presenza fissa – il suo ruolo, è bene ricordarlo, non lo prevede – e proprio questo aspetto, paradossalmente, è stato uno dei motivi di attrito con Gian Piero Gasperini.

Un silenzio che pesa come una condanna

Perché se all’inizio Gasperini avrebbe preferito avere il collega più vicino, magari per un confronto continuo o per una supervisione tecnica, ora la richiesta si è trasformata nel suo esatto contrario. Nessun chiarimento tra i due, nemmeno ieri: si sono volutamente ignorati, incrociandosi senza uno sguardo, senza un cenno. Un segnale che la rottura è ormai insanabile, una crepa che nessuna dichiarazione di circostanza potrà più riempire. Da un lato Ranieri, dall’altro Gasperini, e nel mezzo un solco incolmabile che la proprietà Friedkin, stando alle voci che filtrano dal club, sta gestendo con il silenzio più assoluto. Rimandare ogni decisione a fine stagione, questa la linea, mentre Ed Shipley – il braccio destro del padre Dan, spedito a Roma dagli Stati Uniti – continua a fornire rassicurazioni per tutti. Peccato che i soggetti succitati, insieme al ds Massara, non dialoghino più e si limitino a «sopportarsi» a Trigoria.

Sei anni di vorrei ma non posso

La Roma, insomma, vive una fase di pericoloso immobilismo proprio mentre la squadra si prepara alla missione Champions. E il paradosso, amaro per i tifosi, è che il copione non cambia mai. Sei anni di vorrei ma non posso, con colpe sparse qua e là: non sempre ascrivibili agli allenatori (ma anche), non sempre ascrivibili solo alla società (ma anche). Il risultato? Quest’anno è come gli altri. Che a guidare la panchina sia stato un mostro sacro come Mourinho, un cuoricino dei tifosi come De Rossi, un top come Gasperini – Juric è stato un abbaglio e non lo menzioniamo, e come lui Ranieri che ha preso la squadra dai bassifondi sfiorando la qualificazione – il verdetto finale non cambia. La prima stagione di Gasperini rischia già il flop: senza Champions e con il futuro tutto da scrivere, lo scontro interno rischia di paralizzare qualsiasi programmazione per il prossimo anno.

La quarta scelta e la replica a distanza

Il clima di attesa e tensione richiama alla mente altre stagioni di fuoco a Roma. Un dirigente, raccontano, avrebbe parlato di «quarta scelta» in riferimento all’allenatore. E quest’ultimo, Gasperini, avrebbe risposto a distanza con un secco «non scendo al livello di altri». Niente appelli pubblici, niente facciate. Solo un rapporto ridotto all’osso, fatto di convivenza forzata e reciproca insofferenza. E mentre dagli Usa i Friedkin sono ancora convinti – o forse solo sperano – che ci sia la possibilità di ricucire lo strappo, a Trigoria la realtà parla un’altra lingua: quella del ghiaccio, degli sguardi evitati, delle porte chiuse. In questo vuoto di comando, la programmazione per il prossimo anno rischia di scivolare nuovamente in un ritardo fatale. L’ennesimo.

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