Roberto Bolle, laurea honoris causa a Firenze per la danza come linguaggio universale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Visibilmente commosso, nell’Aula Magna dell’ateneo fiorentino, Roberto Bolle ha indossato la toga e il tocco ricevendo la laurea magistrale honoris causa in “Pratiche, linguaggi e culture della comunicazione”. La cerimonia, che ha visto la partecipazione di docenti e studenti, è stata presieduta dalla rettrice Alessandra Petrucci, la quale gli ha consegnato il prestigioso titolo riconoscendo formalmente il suo impegno nel valorizzare la danza come forma di espressione culturale e sociale. “È una grande emozione ricevere questa laurea”, ha affermato l’étoile, “che in qualche modo riconosce un percorso iniziato da giovanissimo, con la missione di portare la danza a un pubblico il più ampio possibile”. Il premio, infatti, sottolinea il suo contributo nel trasformare un’arte performativa in un veicolo di emozioni e di valori, capace di superare confini geografici e barriere linguistiche.

Un ringraziamento alle origini e alla famiglia

Accolto da un applauso fragoroso, Bolle ha voluto dedicare un pensiero profondo ai suoi genitori, definendoli “esempio concreto di come si affrontano le sfide della vita”. Ha ricordato, con voce rotta dalla commozione, i sacrifici compiuti dalla famiglia, che “hanno lavorato instancabilmente per offrire a me e ai miei fratelli opportunità migliori”. Il racconto è poi scivolato verso gli esordi, quasi un’epifania artistica, in una palestra di Trino Vercellese quando, all’età di sette anni, cominciò a prendere le prime lezioni. In quella classe, composta principalmente da bambine, lui era l’unico maschio a seguire i rudimenti della disciplina, un impegno che divenne più serio con il passare del tempo, richiedendo poi trasferte a Vercelli per lezioni frequenti.

La Fondazione e la missione sociale della danza

Oltre alla carriera internazionale, Bolle ha colto l’occasione per parlare della sua Fondazione, un progetto che gli sta particolarmente a cuore e che si occupa di formazione e crescita personale attraverso i linguaggi del Corpo. L’istituzione, che opera con l’obiettivo di avvicinare i giovani all’arte coreutica, rappresenta l’evoluzione naturale della sua vocazione: estendere i benefici della danza oltre il palcoscenico, facendone uno strumento di educazione e di inclusione. Questo impegno, del resto, è perfettamente in linea con il riconoscimento accademico ottenuto, il quale non celebra soltanto il ballerino di fama mondiale ma anche l’uomo che ha investito risorse e passione per creare opportunità, ispirando nuove generazioni.

Il valore di un linguaggio che unisce

L’ateneo fiorentino, conferendo questo titolo, ha voluto enfatizzare come la danza, nelle sue molteplici sfaccettature, costituisca un potentissimo mezzo di comunicazione. Essa, come pochi altri linguaggi, possiede la rara capacità di trasmettere cultura, emozioni e socialità senza necessità di traduzioni, arrivando dritta allo spettatore. La scelta del dipartimento, che si interessa proprio di pratiche comunicative, non è dunque casuale ma anzi sottolinea come l’arte di Bolle, dalla Scala di Milano ai palcoscenici globali, abbia saputo costruire ponti e narrare storie, diventando un fenomeno di rilevanza non solo artistica ma anche antropologica.

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