Milano, il caro-affitti corre ma il mercato delle vendite rallenta

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il panorama immobiliare milanese si avvia verso un 2026 dalle due velocità, delineando uno scenario in cui la forbice tra chi cerca un tetto in affitto e chi punta all'acquisto si fa più marcata. Secondo le analisi di settore, i canoni di locazione sono destinati a una crescita che potrebbe sfiorare il 5 per cento, trainata da una domanda che continua a superare l'offerta, specialmente in alcune aree della città. Al contrario, il mercato della compravendita mostrerà un andamento più contenuto, con incrementi dei prezzi di vendita che difficilmente supereranno la soglia del 2 per cento, segnando una sostanziale stabilità che riflette una maggiore cautela degli investitori e una selezione più attenta da parte degli acquirenti.

Il podio dei quartieri più caldi e il paradosso genovese

All'interno di questo quadro generale, alcuni quartieri milanesi si distinguono per una dinamica particolarmente vivace, costituendo veri e propri poli di attrazione per chi è disposto a sostenere cifre importanti pur di risiedere in zone considerate strategiche. È proprio in questi nuclei urbani che la tensione sui canoni si fa più acuta, mentre i prezzi di vendita, pur restando elevati, confermano una certa resistenza a ulteriori balzi. Questa tendenza, peraltro, non è un fenomeno isolato nel Paese, come dimostra il caso clamoroso di Genova, dove gli affitti sono schizzati del 10,9 per cento nel 2025. Un dato che colloca la città ligure in una posizione negativamente primaria, accentuando un paradosso già ampiamente visibile: l'esistenza di un vasto patrimonio immobiliare inutilizzato, fatto di migliaia di appartamenti privati sfitti e alloggi pubblici non agibili, che coesiste con una domanda abitativa sempre più compressa dai rincari.

L'importanza della trattativa e le prospettive per gli investimenti

In un contesto così segmentato e volatile, gli esperti invitano a leggere i dati con grande prudenza, sottolineando come le quotazioni pubblicizzate sui portali spesso differiscano in modo sostanziale dai valori effettivamente praticati nelle trattative private. La presidente del collegio interprovinciale dei professionisti del settore a Firenze, ad esempio, ha evidenziato come il mercato toscano mostri un bilancio positivo ma segnato proprio da queste forti discrepanze tra il prezzo di offerta e quello finale di compravendita. Questo elemento rende complesso valutare la casa come un mero strumento finanziario, un investimento cioè capace di garantire un sicuro guadagno in tempi brevi, soprattutto in grandi centri urbani come Milano, dove l'accesso al mercato richiede capitali ingenti.

Una fotografia nazionale disomogenea

La situazione che emerge è quindi quella di un'Italia immobiliare profondamente disomogenea, dove i grandi capoluoghi seguono traiettorie differenti pur condividendo alcune criticità di fondo. Se da un lato Firenze chiude il 2025 con un cauto ottimismo e Roma, Napoli e Torino presentano anch'esse quartieri in cui l'investimento sembra più promettente, dall'altro le emergenze abitative come quella genovese, con aumenti a due cifre che colpiscono persino le periferie, gettano un'ombra sulle prospettive per molte famiglie. Il mercato, nel suo complesso, appare dunque sospeso tra la ricerca di una normalizzazione dei prezzi di vendita e la pressione incontrollata sul fronte locativo, un dualismo destinato a caratterizzare anche i prossimi mesi.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.