Il Pkk accoglie l’appello di Öcalan: tregua con Ankara, ma il nodo resta il disarmo
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Redazione Esteri
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Dopo 25 anni di isolamento nel carcere di massima sicurezza sull’isola di Imrali, nel mare di Marmara, Abdullah Öcalan, fondatore e leader storico del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), ha lanciato un appello che potrebbe segnare una svolta nel conflitto turco-curdo, durato quasi quattro decenni. Giovedì scorso, attraverso un messaggio rivolto alle due parti in causa, Öcalan ha esortato il Pkk a deporre le armi e a intraprendere un percorso di pace. Una richiesta che, due giorni dopo, è stata accolta dal gruppo armato, il quale ha dichiarato un cessate il fuoco immediato a partire dal primo marzo 2025.
La decisione del Pkk, annunciata dalle montagne di Qandil, quartier generale politico e militare del movimento situato nel nord dell’Iraq, rappresenta un passo significativo verso un possibile processo di pace. Tuttavia, il nodo centrale rimane il disarmo, una questione che potrebbe rivelarsi complessa da risolvere. Nel comunicato diffuso ieri, il Pkk ha sottolineato che lo scioglimento definitivo del gruppo armato potrà avvenire solo con la liberazione di Öcalan, condannato all’ergastolo nel 1999 dopo un controverso arresto in Kenya, avvenuto nel 1998 durante un tentativo di ottenere asilo politico in Russia, Grecia e Italia.
La risposta del governo turco, guidato dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, non si è fatta attendere. Pur accogliendo con cautela l’annuncio del cessate il fuoco, Erdoğan ha avvertito che Ankara “risponderà alle provocazioni”, lasciando intendere che la strada verso una soluzione definitiva del conflitto è ancora lunga e irta di ostacoli. D’altronde, il Pkk, considerato un’organizzazione terroristica dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, ha sempre rappresentato una minaccia per l’integrità territoriale dello Stato turco, che da decenni combatte per contrastarne l’influenza nelle regioni sudorientali a maggioranza curda.
Il conflitto, iniziato nel 1984, ha causato almeno 40mila vittime e ha lasciato profonde ferite nella società turca e curda. L’appello di Öcalan, soprannominato “Apo” (zio in curdo), è stato accolto con favore non solo dal governo turco, ma anche dall’opposizione filo-curda, rappresentata dal Partito dell’Uguaglianza e della Democrazia dei Popoli (Dem). Tuttavia, la dichiarazione del Pkk ha messo in luce le divergenze tra le parti: mentre Ankara punta a un disarmo completo e definitivo, il gruppo armato lega la sua dissoluzione alla liberazione del leader storico, una condizione che il governo turco difficilmente accetterà senza garanzie concrete.




