Öcalan accoglie lo scioglimento del Pkk: una svolta storica per i curdi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Abdullah Öcalan, leader storico del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), ha accolto con favore la decisione di scioglimento dell’organizzazione, definendola «un passo necessario» dopo decenni di conflitto armato contro lo Stato turco. «In questa occasione, accolgo con rispetto le decisioni prese durante lo storico 12. Congresso e i messaggi riguardanti il periodo imminente», ha dichiarato Öcalan in un messaggio diffuso dal partito filo-curdo Dem e ripreso dai media turchi. Già nei mesi scorsi, il leader incarcerato nell’isola-prigione di Imrali aveva esortato il Pkk a deporre le armi, spingendo per una transizione verso la lotta politica in ambito democratico.

L’annuncio ufficiale, atteso da tempo, arriva dopo mesi di indiscrezioni e rinvii, alimentando dubbi sulle divisioni interne al movimento. Sebbene lo scioglimento fosse stato più volte anticipato in occasione di ricorrenze simboliche, il ritardo nella proclamazione definitiva lascia supporre che non tutti i vertici abbiano aderito senza riserve alla linea indicata da Öcalan. Alcuni osservatori ipotizzano che la lunga gestazione rifletta un dibattito acceso tra chi vede nella fine della lotta armata una resa inevitabile e chi, invece, teme che il disarmo possa indebolire la causa curda senza garanzie concrete da parte di Ankara.

«Il Pkk ha compiuto la sua missione storica», si legge nella dichiarazione diffusa dal manifesto il 13 maggio 2025, che chiude simbolicamente quarant’anni di insurrezione, uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi del Medio Oriente. La scelta del disarmo, però, non significa la fine delle rivendicazioni: il partito, pur sciogliendosi come struttura armata, promette di continuare a battersi per i diritti politici e culturali dei curdi, spostando la lotta sul terreno istituzionale.

La palla passa ora alla Turchia, che sotto la presidenza di Recep Tayyip Erdoğan ha sempre respinto qualsiasi dialogo con il Pkk, classificato come organizzazione terroristica. Se da un lato Ankara potrebbe celebrare lo smantellamento come una vittoria, dall’altro l’assenza di un reale impegno verso una soluzione democratica rischia di lasciare irrisolto il nodo curdo. Le recenti operazioni militari nel sud-est del paese e gli arresti di esponenti del partito filo-curdo Hdp dimostrano che la repressione non si è affievolita, nonostante la svolta del Pkk.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.