Il Pkk accoglie l'appello di Öcalan: tregua con Ankara, ma il nodo resta il disarmo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo 25 anni di isolamento nel carcere di massima sicurezza dell’isola di Imrali, nel mare di Marmara, Abdullah Öcalan, leader storico e fondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), ha lanciato un appello che potrebbe segnare una svolta nel conflitto turco-curdo, in corso dal 1984 e costato la vita a oltre 40mila persone. Il messaggio, diffuso giovedì scorso, ha esortato il movimento a deporre le armi e a intraprendere un percorso verso una soluzione politica. Una richiesta che, due giorni dopo, il Pkk ha accolto, annunciando un cessate il fuoco immediato a partire dal primo marzo 2025.

La decisione, comunicata dalle montagne di Qandil, quartier generale politico e militare del gruppo, rappresenta un passo significativo, seppur non definitivo, verso una possibile pacificazione. Tuttavia, il Pkk ha chiarito che lo scioglimento definitivo dell’organizzazione sarà possibile solo con la liberazione di Öcalan, condannato all’ergastolo nel 1999 dopo un controverso arresto in Kenya, avvenuto mentre cercava asilo politico in Russia, Grecia e Italia.

La risposta del governo turco, guidato da Recep Tayyip Erdoğan, non si è fatta attendere. Il presidente ha dichiarato che Ankara “risponderà alle provocazioni”, lasciando intendere che la tregua non sarà sufficiente a riavviare i negoziati senza ulteriori garanzie. Erdoğan, che in passato ha alternato fasi di dialogo a operazioni militari contro il Pkk, considera il gruppo un’organizzazione terroristica e ha sempre posto come condizione preliminare il disarmo totale.

D’altra parte, l’opposizione filo-curda, rappresentata dal Partito dell’Uguaglianza e della Democrazia dei Popoli (Dem), ha accolto con favore l’annuncio del Pkk, vedendolo come un’opportunità per riaprire il dialogo. Tuttavia, il nodo principale resta la dissoluzione del movimento, che il Pkk ha subordinato alla liberazione di Öcalan, figura simbolica per i curdi ma controversa per lo Stato turco.

Il cessate il fuoco, se rispettato, potrebbe aprire una nuova fase in un conflitto che ha visto alternarsi momenti di tensione violenta a brevi tregue, spesso interrotte da attentati e operazioni militari. La situazione rimane delicata, con entrambe le parti chiamate a dimostrare pragmatismo e volontà di compromesso. Intanto, Öcalan, che i suoi sostenitori chiamano affettuosamente “Apo” (zio in curdo), continua a essere al centro delle trattative, nonostante il suo isolamento e la distanza dalle dinamiche politiche attuali.

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