Il Pkk annuncia lo scioglimento: una svolta dopo quarant’anni di conflitto

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo decenni di scontri, attentati e repressioni, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha dichiarato ufficialmente lo scioglimento della sua struttura armata, chiudendo una pagina che dal 1984 a oggi ha insanguinato la Turchia con un bilancio di oltre 40.000 vittime. L’annuncio, diffuso ieri 12 maggio, arriva dopo un congresso interno in cui è stata discussa la proposta avanzata da Abdullah Öcalan, il leader storico dell’organizzazione, detenuto dal 1999 nell’isola-carcere di Imrali. «Il Pkk ha compiuto la sua missione storica», si legge nel comunicato, che segna una cesura netta con il passato e apre la strada a una nuova fase di impegno politico e civile.

Nonostante la solennità della dichiarazione, il ritardo con cui è stata resa pubblica – dopo mesi di indiscrezioni e attese legate a ricorrenze simboliche – lascia intravedere possibili divisioni all’interno del gruppo. Se Öcalan, infatti, aveva già esortato più volte a deporre le armi, alcuni settori del movimento potrebbero aver opposto resistenza, temendo che l’abbandono della lotta armata finisca per indebolire la causa curda. Del resto, il Pkk, classificato come organizzazione terroristica non solo da Ankara ma anche da Stati Uniti e Unione Europea, ha sempre giustificato la sua azione militare come risposta alla repressione del governo turco, che per anni ha negato qualsiasi riconoscimento politico e culturale alla minoranza curda.

La reazione di Ankara, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, è stata cauta. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan, che in passato aveva avviato colloqui di pace interrotti bruscamente nel 2015, ha evitato commenti trionfalistici, limitandosi a sottolineare che «la Turchia continuerà a difendersi da ogni minaccia». Un atteggiamento che riflette lo scetticismo di gran parte dell’opinione pubblica turca, dove il Pkk è ancora percepito come un nemico irriducibile, e che lascia intendere come il processo di smantellamento concreto dell’organizzazione – con la consegna delle armi e lo scioglimento delle basi in Iraq e Siria – sarà lungo e complesso.

Resta poi da capire quale spazio avranno i curdi nel panorama politico turco, dove il partito filo-curdo Hdp (Partito democratico dei popoli) è stato più volte messo al bando con accuse di legami con il Pkk. La fine della guerriglia, se confermata, potrebbe portare a una ridefinizione degli equilibri, ma molto dipenderà dalla volontà di Ankara di affrontare le questioni irrisolte, dalla concessione di maggiori autonomie locali al riconoscimento dei diritti linguistici. Intanto, nelle regioni sudorientali del paese, quelle a maggioranza curda, l’annuncio è stato accolto con prudente speranza, mentre nelle carceri continuano le proteste dei detenuti politici, molti dei quali accusati di terrorismo per mere attività di propaganda.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.