Il Pkk annuncia lo scioglimento: fine della lotta armata, si apre la fase politica
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Redazione Esteri
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«I quadri del Pkk dovrebbero poter partecipare alla vita politica in Kurdistan e in Turchia». A parlare è Zübeyir Aydar, membro del comitato esecutivo dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (Kck), che conferma quanto annunciato ieri dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan: la fine della lotta armata e lo scioglimento della struttura organizzativa. Una decisione storica, maturata dopo mesi di negoziati tra Abdullah Öcalan, leader storico del movimento, e lo Stato turco.
«Il Pkk ha compiuto la sua missione storica», si legge nel comunicato diffuso il 12 maggio, che segna una svolta epocale dopo quasi cinquant’anni di conflitto. Fondato nel 1978, il partito ha guidato la resistenza curda attraverso azioni militari e politiche, diventando un attore centrale in Medio Oriente. Ora, però, la strategia cambia radicalmente: niente più armi, solo dialogo. «Questa decisione è il risultato dei negoziati con Ankara», spiega Aydar, sottolineando che l’obiettivo è risolvere la questione curda con mezzi pacifici.
Ma quanto è stato complesso raggiungere un accordo interno? «La scelta è stata approvata all’unanimità dal congresso», assicura Aydar, confermando che il movimento è compatto dietro la linea di Öcalan. Restano però nodi cruciali da sciogliere, soprattutto sul piano giuridico e sociale. In Turchia, dove il Pkk è ancora considerato un’organizzazione terroristica, lo scetticismo è forte. E mentre alcuni vedono nella mossa un’opportunità per la pace, altri temono che sia solo una tregua tattica.




