Alberto Tomba, il campione che esplodeva: «Ero condannato a vincere»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alberto Tomba, che torna in televisione da Silvia Toffanin nel programma "This is me", rievoca, con la schiettezza che lo ha sempre distinto, il peso e la leggerezza di un destino sportivo eccezionale. «Ero condannato a vincere», afferma il campione, le cui parole, pronunciate con un misto di ironia e consapevolezza, tracciano il ritratto di un atleta unico, la cui carriera è stata un susseguirsi di trionfi e di emozioni plateali. Ricorda, quasi con stupore, come «il Signore mi disse "Vai Alberto, vinci per noi!"», una chiamata a cui seppe rispondere, stagione dopo stagione, forgiando una storia nello sci alpino che pochi hanno eguagliato.

L'eredità di un cognome e l'esplosione di una "bomba"

Il racconto di Tomba, che oggi ha 58 anni, non tralascia le origini e quelle percepite differenze che, all'inizio, sembravano segnarlo. «Anche a scuola mi chiamavano Alberto, Tomba lo usavano meno, era scomodo il mio cognome», confida, sottolineando come quel cognome, che lui stesso definisce «pesante», fosse poi diventato un'icona globale. Sugli organi di informazione, dopo i primi successi, lo ribattezzarono «il bolognese», una qualifica che, se da un lato evidenziava la sua provenienza atipica per un dominatore delle nevi, dall'altro non fece che accentuare la sua figura di anticonformista. Quell'appellativo, tuttavia, fu presto soppiantato da uno più esplosivo e internazionale: «"Tomba la bomba" è partito dagli americani, da 'sex bomb'», spiega, «e quando vincevo esplodevo: "Tomba la bomba"». Un soprannome che catturava perfettamente la sua irruzione sulla scena mondiale, caratterizzata da una potenza athletica e da un carisma travolgenti.

Il ricordo di un'annata indimenticabile

La sua memoria, acuta e precisa, si sofferma su traguardi che il tempo non ha scalfito. «Sono trent'anni, quest'anno, da Bormio. Era il 1995, Coppa del mondo generale», ricorda, provando a nascondere un'emozione che traspare comunque vivida. Quel trionfo, che segnò l'apice di una formidabile annata, viene rievocato non come un semplice dato statistico, ma come il culmine di un percorso di sacrifici e di talento. In quella affermazione, come in molte altre che costellano un palmarès straordinario – con tre medaglie d'oro olimpiche e cinquanta vittorie in Coppa del Mondo – si realizzava appieno quella che lui stesso percepiva come una condanna a salire sempre sul gradino più alto del podio.

La carriera rivissuta senza filtri

Attraverso il filmato che ripercorre le tappe della sua vita agonistica, e con il dialogo serrato con la conduttrice, Tomba offre uno sguardo intimo su momenti che hanno appassionato il pubblico. Parla delle sue vittorie, di quella sensazione di esplodere di gioia e di energia che lo possedeva dopo ogni successo, e di come un numero, il pettorale 9, sia diventato per lui un talismano con cui ha «iniziato a vincere». Senza bisogno di aggiungere altro, le immagini e le sue parole restituiscono l'essenza di un campione che ha saputo unire una forza agonistica implacabile a una personalità genuina e diretta, lasciando un'impronta indelebile non solo nello sport italiano ma in quello mondiale.

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