Fogli di via a Olbia per gli attivisti no war, l’avvocato: «Strumento sproporzionato»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’utilizzo del foglio di via obbligatorio – uno strumento di prevenzione concepito per allontanare dalle città soggetti con un pericoloso profilo criminale – contro manifestanti pacifici e incensurati sta sollevando un serio dibattito, alimentando le proteste di chi vede in questi provvedimenti un tentativo di limitare il diritto di dissenso. A Olbia, dove da fine agosto atterrano voli settimanali da Tel Aviv, alcuni attivisti che partecipavano a sit-in contro la presenza di militari israeliani in Sardegna sono stati colpiti dal provvedimento firmato dal questore di Sassari, il quale ha motivato la decisione citando la loro «pericolosità sociale».

«Il foglio di via è nato per contrastare le attività dei peggiori mafiosi», ha dichiarato l’avvocato Giulia Lai, che assiste legalmente alcuni dei manifestanti. Sottolineando come chi lo riceve dovrebbe possedere, per legge, precisi requisiti legati a precedenti penali di rilievo, l’avvocato ha espresso «stupore, amarezza e rabbia» per una misura applicata a persone senza alcun precedente giudiziario. Le proteste, come quella dello scorso 31 agosto quando alcuni pullman di turisti furono fermati per ore, sono sempre state – secondo quanto riportato – debitamente preannunciate alle autorità e si sono svolte in maniera pacifica, senza che venisse contestato alcun illecito nel momento stesso del loro svolgimento.

La vicenda ha ormai varcato i confini locali per approdare nelle aule di Montecitorio, dove i deputati di Alleanza Verdi e Sinistra hanno indetto una conferenza stampa per denunciare pubblicamente l’accaduto e illustrare le iniziative parlamentari intraprese per chiedere chiarezza. Gli attivisti protestavano contro un programma che prevede il soggiorno in Gallura, per periodi di decompressione, di militari israeliani reduci dal conflitto.

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