Stellantis, si chiude la partita della gigafactory di Termoli
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Redazione Economia
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La decisione che sta per maturare all'interno del consiglio di amministrazione di Acc, la joint venture per la produzione di batterie che coinvolge Stellantis, Mercedes e TotalEnergies, segna un punto di svolta per il panorama industriale italiano, andando a chiudere, di fatto, un capitolo di attese e proiezioni sul futuro dell'automotive. L'impianto molisano, un tempo cuore pulsante per la produzione di motori termici, era stato indicato come il sito ideale per una riconversione in gigafactory, un progetto che avrebbe dovuto traghettare lo stabilimento e, con esso, una fetta significativa della filiera, verso l'era della mobilità elettrica. Quell'orizzonte, oggi, appare seriamente compromesso dalle voci di una imminente e definitiva rinuncia, sebbene l'azienda continui a ribadire che la parola finale spetterà al board entro i primi giorni del nuovo anno.
Le ombre sul futuro dello stabilimento molisano
La ricostruzione pubblicata da Milano Finanza, che dipinge un abbandono ormai certo dell'operazione, è stata prontamente bollata dall'azienda come "non veritiera", una precisazione che, tuttavia, non basta a dissipare il clima di incertezza. Le motivazioni che hanno portato a questo stallo, e che ora potrebbero condurre alla cancellazione del progetto, sono radicate in una valutazione di mercato divenuta meno favorevole e nell'oneroso costo dell'energia necessaria ai processi produttivi, elementi che hanno progressivamente eroso la fattibilità dell'investimento. La situazione, di per sé complessa, assume contorni ancor più critici se si considera che lo stabilimento di Termoli rappresenta, a tutti gli effetti, la principale realtà industriale dell'intera regione Molise.
Le reazioni politiche e il peso di una promessa
L'eventuale archiviazione del piano per la gigafactory non viene percepita, quindi, come la semplice mancata realizzazione di una nuova iniziativa, bensì come una minaccia concreta alla sopravvivenza stessa del sito esistente. A sottolineare la gravità della posta in gioco è stato l'intervento del Movimento 5 Stelle, che attraverso le parole di uno dei suoi esponenti ha parlato esplicitamente di una "promessa tradita", evidenziando come il territorio si trovi ora a dover fronteggiare lo spettro di una perdita secca, senza alcuna alternativa all'orizzonte. La delusione è acuita dal fatto che, parallelamente alle difficoltà in Italia, Stellantis sta procedendo con investimenti sostanziosi in altri paesi europei, come la Spagna, dove ha avviato la costruzione di un'altra gigafactory in collaborazione con Volkswagen.
Oltre la gigafactory: un'identità industriale in bilico
La possibile chiusura di questa vicenda va ben al di là della sorte di un singolo stabilimento, toccando un nervo scoperto dell'identità produttiva nazionale. Marchi come Fiat, Alfa Romeo e Lancia, che per decenni hanno simboleggiato l'eccellenza manifatturiera italiana, orbitano oggi nell'universo Stellantis, il colosso guidato da John Elkann, il quale si trova a dover prendere scelte strategiche su scala globale. La scelta di non procedere a Termoli, se confermata, verrebbe interpretata non solo come un duro colpo per l'occupazione e l'economia locale, ma anche come l'ultimo atto di un progressivo distacco dalle radici italiane del gruppo, un processo che lascerebbe un vuoto difficile da colmare in un comparto, quello automotive, già in profonda trasformazione.




