L'ucraino accusato per Nord Stream resta in carcere, la Germania ne chiede l'estradizione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte d’Appello di Bologna ha confermato la custodia in carcere per Serhii Kuznetsov, il cittadino ucraino di 49 anni arrestato dai carabinieri in un villaggio vacanze nel Riminese, il quale è accusato di essere uno dei coordinatori del sabotaggio ai gasdotti Nord Stream avvenuto nel settembre del 2022. I giudici, respingendo le istanze della difesa, hanno avallato la pericolosità sociale dell’individuo e il fondato rischio che possa darsi alla fuga, considerata la gravità dei reati contestatigli dalle autorità giudiziarie tedesche.

L’uomo, il cui arresto è stato eseguito sulla base di un mandato di cattura internazionale emesso dalla Germania lo scorso 18 agosto, non è accusato di semplice sabotaggio bensì di terrorismo. La Procura federale tedesca, infatti, gli attribuisce un ruolo di primo piano – quello di coordinatore – nell’azione del commando che fece saltare in aria le condutture sottomarine. La prossima udienza, fissata per il 3 settembre, avrà proprio l’obiettivo di esaminare la richiesta di estradizione avanzata da Berlino, dove Kuznetsov rischierebbe una condanna a quindici anni di reclusione.

Il quadro giudiziario che lo riguarda, peraltro, si complica ulteriormente per via di un’inchiesta parallela condotta dalla procura di Genova. Gli investigatori italiani, i quali stanno indagando su un attentato ai danni di una petroliera maltese avvenuto nel porto di Savona, avanzano l’ipotesi che l’ucraino possa avere delle responsabilità anche in quel grave episodio, sebbene i dettagli operativi di quel coordinamento restino al momento coperti dal segreto istruttorio

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