L'ucraino accusato del sabotaggio al Nord Stream resta in carcere a Bologna
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Redazione Interno
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Serhrii Kuznetsov, il cittadino ucraino di 49 anni arrestato la scorsa settimana in un agriturismo a San Clemente, in provincia di Rimini, dove stava soggiornando con la propria famiglia, non lascerà il carcere. La Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal giudice Sonia Pasini, ha infatti confermato la misura coercitiva in attesa dell’udienza decisiva per la sua estradizione in Germania, fissata per il prossimo 3 settembre.
L’arresto di Kuznietsov – eseguito nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi su mandato di cattura europeo emesso dalla Corte federale tedesca – si inserisce nel complesso dossier investigativo relativo al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, esplosi in circostanze mai del tutto chiarite nel Mar Baltico nel settembre del 2022. Le autorità giudiziarie di Karlsruhe, le quali coordinano l’inchiesta, ritengono che l’uomo non sia un semplice esecutore materiale, bensì uno dei coordinatori dell’intera operazione, avendo presumibilmente guidato il commando incaricato di piazzare gli ordigni.
L’udienza di convalida, svoltasi a porte chiuse per poco più di un’ora, ha dunque avuto esito negativo per la difesa. La decisione del collegio bolognese – che ha analizzato la documentazione fornita dalla Germania e ascoltato le parti in causa – è stata quella di non revocare la custodia cautelare, ritenendo sussistenti tanto i presupposti per la validità del mandato europeo quanto quelli per il pericolo di inquinamento probatorio o di fuga.




