Foggia, cocaina e un lupo in gabbia: il doppio volto del narcotraffico pugliese
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Redazione Interno
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Dieci chili di cocaina spacciati ogni mese, un giro d’affari capace di attraversare metà dello Stivale: è questo il quadro emerso dall’operazione dei carabinieri di Foggia, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare contro ventiquattro persone, tra cui un uomo residente a Porto Sant’Elpidio. Il provvedimento, firmato dal gip del tribunale foggiano, ha condotto in carcere diciannove indagati, mentre per le altre cinque è stata disposta la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A tutti vengono contestati, a vario Titolo, i reati di associazione finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, in un sistema che, attivo tra maggio dello scorso anno e l’aprile di quello corrente, faceva di Foggia un hub di distribuzione verso il Nord Italia, con ramificazioni che toccavano il Molise, il Lazio e l’Emilia-Romagna.
Dai film all’inchiesta: la rotta della “Bolivia Connection”
Se nel celebre “French Connection” – per gli italiani “Il braccio violento della legge” – la droga viaggiava nascosta nei doppi fondi delle automobili, l’inchiesta foggiana ha rivelato metodi non dissimili, aggiornati a una realtà criminale ben più articolata. Le indagini, che hanno svelato una sorta di “Bolivia Connection” contemporanea, hanno infatti ricostruito le modalità di trasporto della cocaina, destinate a rifornire non solo il capoluogo dauno ma anche piazze del Centro-Nord, dimostrando come il business, gestito in gran parte da soggetti di origine albanese, sfruttasse una logistica sofisticata e capace di mimetizzarsi nel tessuto ordinario. Il Molise, in particolare, si è confermato un crocevia strategico per questi traffici, con un coinvolgimento diretto del Basso Molise e della sua fascia costiera nell’ambito delle attività investigative coordinate dalla procura di Foggia.
Il ritrovamento inaspettato: un lupo selvatico in cattività
Durante le perquisizioni legate all’operazione, i militari hanno fatto una scoperta che nulla aveva a che fare con la droga, ma che ha gettato una luce ulteriore sul mondo dei destinatari delle misure cautelari. Presso una zona rurale riconducibile a uno degli arrestati, i carabinieri del comando provinciale hanno rinvenuto un esemplare di lupo selvatico, tenuto in cattività all’interno di una gabbia. L’animale, sequestrato immediatamente, è stato preso in carico dai carabinieri forestali del Nipaaf e del raggruppamento Cites, i quali, insieme ai veterinari dell’Asl locale, ne stanno verificando le condizioni di salute. Dopo le cure necessarie, il lupo verrà trasferito in un centro specializzato per la fauna selvatica, dove inizierà un percorso di riabilitazione finalizzato al successivo reinserimento in natura.
La rete e i suoi numeri
L’operazione, che ha visto un dispiegamento notevole di forze dell’ordine, ha smantellato un’organizzazione strutturata, i cui componenti, quattordici dei quali residenti nella provincia di Foggia – tra San Giovanni Rotondo e Cerignola – gestivano il flusso di cocaina con metodo quasi imprenditoriale. Le intercettazioni e le attività di sorveglianza hanno permesso di tracciare con precisione i movimenti delle sostanze e degli ingenti capitali, evidenziando come il narcotraffico rappresenti un sistema economico parallelo e pervasivo. Il ritrovamento del lupo, episodio di cronaca nera nella sua accezione più ampia, ha aggiunto un tassello inquietante al profilo di uno degli indagati, suggerendo un contesto in cui lo sfruttamento della natura si accompagna a quello delle persone attraverso il commercio di sostanze che alimentano dipendenza e devastazione sociale.




