Trump a Zelensky: o la pace entro giovedì o stop agli aiuti
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Redazione Esteri
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Donald Trump ha posto pubblicamente un ultimatum all'Ucraina, confermando attraverso un canale mediatico una conversazione privata con il presidente Volodymyr Zelensky. La richiesta, definita senza giri di parole, impone a Kiev di siglare un accordo di pace entro un termine perentorio, fissato per questa settimana, pena l'immediata sospensione dei rifornimenti militari e del supporto informativo statunitense. Se da un lato la posizione appare intransigente, dall'altro la Casa Bianca, in un tentativo di controbilanciare la durezza della richiesta, avanza la possibilità di offrire all'Ucraina garanzie di sicurezza che, sebbene non equiparabili alla piena membership, ricorderebbero da vicino quelle di cui godono i paesi membri della Nato. La scadenza, inoltre, non sarebbe del tutto granitica, lasciando intravedere una potenziale proroga qualora i negoziati dimostrassero di procedere nella direzione voluta.
Le reazioni alla proposta
La natura della proposta, che alcuni osservatori non esitano a classificare come un ricatto, ha suscitato reazioni veementi in ambito strategico. Un ex comandante delle forze americane in Europa, la cui autorità in materia è ampiamente riconosciuta, ha bollato il piano come "osceno", sostenendo che la sua architettura, lungi dal perseguire una pace duratura, sia funzionale esclusivamente a preparare il terreno per una successiva, e più devastante, offensiva. Secondo questa analisi, che attribuisce la paternità dell'accordo a una regia congiunta tra Trump e Putin, la mossa rischia di creare serie complicazioni anche per la stabilità del continente europeo, gettandolo in una situazione di profonda incertezza.
Il dilemma ucraino
Messo di fronte a un documento di armistizio sul quale non ha avuto alcun potere decisionale, Zelensky si è rivolto al suo popolo con un tono di rara drammaticità. Nel suo discorso alla nazione, ha descritto la posizione ucraina come un bivio angoscioso, che costringe il paese a soppesare due opzioni entrambe gravide di conseguenze: preservare la propria dignità nazionale, conquistata a caro prezzo in mesi di resistenza, oppure mantenere il sostegno dell'alleato d'oltreoceano, ormai divenuto condizionale e instabile. Una scelta, ha sottolineato, che segna un momento storico e tragico per le sorti della nazione.
La risposta europea
Di fronte a questa improvvisa accelerazione, le cancellerie europee stanno tentando di organizzare una risposta coordinata. Nel corso di un vertice internazionale, sebbene menomato dall'assenza di una delegazione statunitense, si è discusso della possibilità di mettere in campo un "contropiano". L'ipotesi più concreta, circolata tra i leader presenti e confermata da fonti di alto livello, prevede l'invio di una missione diplomatica a Washington. Una delegazione composta da capi di governo e di stato europei potrebbe quindi recarsi nella capitale americana nel giro di pochi giorni, con l'obiettivo di perorare la causa ucraina e moderare le posizioni dell'amministrazione Trump.




