Sigarette più care, dal 16 gennaio scatta l'aumento: fino a 30 cent in più a pacchetto
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Redazione Economia
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Per i milioni di fumatori italiani il nuovo anno porta con sé, oltre alle consuete promesse, un aggravio concreto per le tasche. Da giovedì 16 gennaio, infatti, entra definitivamente in vigore la misura fiscale prevista dalla legge di Bilancio, che determina un significativo rincaro sul prezzo di vendita delle sigarette. L’aumento, che si aggiunge a quelli già applicati su altri beni come il gasolio e i pedaggi autostradali, rappresenta l’ultimo passo di una manovra economica i cui effetti, sebbene attesi, si materializzano ora in maniera tangibile per una fetta ampia della popolazione. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che regola il settore, ha già provveduto a pubblicare sul proprio portale web il listino ufficiale con i valori aggiornati, fornendo così il quadro di riferimento per tutti gli esercizi commerciali.
Le prime marche coinvolte nel rincaro
A farsi carico per primi dell’adeguamento, secondo quanto comunicato, sarà il gruppo Philip Morris, che detiene una quota di mercato preponderante nel paese con marchi iconici come Marlboro, Chesterfield e Merit. Per alcuni dei suoi prodotti, l’incremento raggiungerà la soglia massima dei 30 centesimi per ogni pacchetto da venti sigarette. Un caso emblematico, citato dalle testate che hanno analizzato i nuovi listini, è quello delle Merit SSL, il cui prezzo al chilogramma salirà da 325 a 340 euro: questo si traduce, per il consumatore finale, in un costo di 6,80 euro per ogni astuccio, con un aumento immediatamente percepibile alle casse dei tabaccai. Analogamente, le Marlboro rosse passeranno da 6,50 a 6,80 euro, confermando una tendenza che non risparmia praticamente nessuna marca tradizionale.
Il meccanismo e l’eccezione del tabacco riscaldato
La Federazione italiana dei tabaccai ha a sua volta diffuso una nota per informare gli esercenti della modifica tariffaria, la quale – è bene ricordarlo – deriva da una scelta legislativa precisa e non da un’iniziativa delle aziende produttrici. Il meccanismo, tecnicamente, agisce sull’accisa, la componente fiscale che grava sul tabacco lavorato, la cui variazione si ripercuote in modo automatico sul prezzo al dettaglio. Curiosamente, e non senza suscitare qualche perplessità tra gli osservatori, il provvedimento non tocca il tabacco riscaldato, che rimane quindi fuori da questo giro di vite fiscale. Una distinzione che finisce per creare un divario di prezzo tra i diversi prodotti a base di nicotina, potenzialmente influenzando le scelte di consumo di molti.
L’impatto pratico e le reazioni del mercato
Nei prossimi giorni, dopo l’avvio dell’operazione da parte di Philip Morris, è atteso l’adeguamento progressivo per tutte le altre marche presenti sul territorio nazionale. I tabaccai, dal canto loro, si trovano a dover gestire non solo l’aggiornamento dei software di cassa e l’etichettatura, ma anche le inevitabili reazioni della propria clientela, che vedrà assottigliarsi il proprio potere d’acquisto ogni volta che chiederà un pacchetto. L’aumento, sebbene possa apparire come una semplice postilla di carattere economico, ha in realtà delle implicazioni sociali non trascurabili, considerando il profilo spesso non abbiente di una parte consistente dei fumatori. Il fenomeno del contrabbando, storicamente sensibile a questi scossoni di prezzo, potrebbe ricevere nuovo impulso, come già avvenuto in passato in seguito a politiche fiscali particolarmente aggressive sul settore.




