Sigarette più care dal 13 marzo, scattano i nuovi aumenti sui prezzi
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Redazione Interno
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Non c’è tregua per i fumatori italiani, i quali devono fare i conti con l’ennesimo rincaro in pochi mesi. Da oggi, venerdì 13 marzo 2026, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha aggiornato i listini di numerosi prodotti del tabacco, dando attuazione a un nuovo scaglione degli incrementi fiscali programmati. Si tratta, a seconda delle fonti, del terzo o quarto intervento in salita dall’inizio dell’anno, un adeguamento che rientra perfettamente nella tabella di marcia tracciata dall’ultima Legge di Bilancio. La manovra, come è noto, ha previsto un aumento progressivo delle accise minime per il triennio 2026-2028, e questo aggiornamento di marzo non è che l’ultimo atto di una strategia fiscale che vede nel prodotto del tabacco una duplice fonte di interesse: garantire un gettito erariale stabile e, al contempo, disincentivare il consumo attraverso la leva del prezzo. L’aumento medio si attesta tra i 10 e i 12 centesimi a pacchetto, un importo che, seppur apparentemente contenuto, va a sommarsi ai ritocchi precedenti, incidendo sensibilmente sulla spesa mensile di chi è solito acquistare le bionde.
I marchi coinvolti e l’impatto sugli altri prodotti da fumo
I rincari non colpiscono in modo uniforme tutto il mercato, ma vanno a interessare in maniera specifica alcuni dei brand di maggiore diffusione nazionale. Tra questi, spiccano i nomi di marche storiche come le Lucky Strike, il cui pacchetto nella versione morbida arriva a costare 5,50 euro, e le MS classiche, che salgono a 5,80 euro. Oltre a queste, l’aggiornamento riguarda da vicino anche l’intera gamma dei Rothmans, i prodotti Vogue e le sigarette Dunhill in diversi formati, come si evince dalle tabelle pubblicate dall’ADM e riprese da numerose testate specializzate. Non si tratta solamente di un adeguamento che tocca le sigarette tradizionali, giacché il provvedimento estende i suoi effetti ad altre categorie merceologiche. Il tabacco trinciato, quello usato per arrotolare le sigarette, subisce un incremento che interessa marche come Ms, Lucky Strike e Rothmans, colpendo quindi anche quella fascia di consumatori che, talvolta, aveva scelto questa opzione per contenere la spesa. Inoltre, la spirale dei rincari coinvolge i tabacchi da inalazione senza combustione, ovvero i prodotti per sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato, in un’ottica di armonizzazione fiscale che il legislatore sta portando avanti ormai da alcuni anni.
Il meccanismo tecnico e l’applicazione nelle tabaccherie
Dal punto di vista operativo, l’entrata in vigore dei nuovi prezzi è immediata per l’intera rete di vendita sul territorio nazionale. I tabaccai e i rivenditi di generi di monopolio sono tenuti ad applicare le nuove tariffe non appena i sistemi informatici dei distributori ufficiali, con Logista in prima linea, completano l’aggiornamento dei database fiscali. Questo significa che, già dalle prime ore di oggi, il consumatore che si reca nel suo punto vendita abituale si trova di fronte a un esborso maggiore rispetto a quanto avrebbe pagato solo ieri. La manovra, che per molti versi potrebbe apparire come una semplice operazione di cassa, affonda le sue radici in una revisione più complessa del sistema delle accise, così come delineato dalla riforma del Testo unico sulle accise. L’incremento dell’importo specifico fisso per unità di prodotto, che per le sigarette è stato portato a 32 euro per mille unità per questo 2026, è il motore principale di questi ritocchi al rialzo. Le tabelle pubblicate dall’Agenzia delle Dogane, consultabili nel dettaglio sul portale ufficiale, offrono una fotografia precisa di ogni singola voce tariffaria, dando conto di come la componente fiscale vada a incidere sul prezzo finale di vendita al pubblico.
La strategia fiscale e le proiezioni pluriennali
Questa ennesima stangata si inserisce in un percorso ben preciso che guarda già al futuro prossimo. La legge di Bilancio, infatti, non si limita a intervenire per l’anno in corso, ma disegna una traiettoria di aumenti che proseguirà nel 2027 e nel 2028. Se oggi l’incremento medio si aggira attorno ai 10-12 centesimi, le stime parlano di un aggravio complessivo che potrebbe arrivare a circa 15 centesimi per quest’anno, per poi toccare quota 25 centesimi a pacchetto nel 2027 e arrivare a 40 centesimi dal 2028 in avanti. Numeri che, sommati, porteranno il costo di un pacchetto di sigarette a livelli significativamente superiori rispetto a quelli cui i fumatori erano abituati solo pochi anni fa. La ratio sottesa a questa politica fiscale, oltre alla già citata esigenza di gettito, risiede nella volontà di allineare il prelievo italiano a logiche di salute pubblica, cercando di scoraggiare un’abitudine dannosa attraverso un approccio meramente economico. Resta da vedere come reagirà il mercato, in un contesto in cui, parallelamente, vengono rafforzati i sistemi di tracciabilità dei prodotti e i requisiti minimi di sicurezza.




