Investimenti, il 2026 sarà l'anno delle borse europee? Le previsioni di Bnp Paribas e Assiom Forex

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il quadro macroeconomico globale, seppur in un lieve rallentamento, mantiene un'impronta positiva, le strategie di investimento per il prossimo anno si stanno già orientando verso asset specifici. Con le banche centrali, la Federal Reserve in testa sotto la presidenza di Donald Trump, sempre più prossime a intraprendere cicli di tagli dei tassi d'interesse, i bond sovrani – che di tali tassi beneficiano in fase di rialzo – vedono ridursi il proprio appeal all'interno di un portafoglio multi-asset. Questo spostamento di preferenze, del tutto fisiologico, finisce inevitabilmente per avvantaggiare la componente azionaria, sulla quale gli analisti stanno concentrando le proprie valutazioni. In questo contesto, l'Europa sta emergendo con un potenziale che non si osservava da diversi anni, complici anche alcune dinamiche tecniche e settoriali che potrebbero innescare performance significative.

Il Vecchio Continente in "overweight"

Bnp Paribas Cash Equities Research, nel suo outlook dedicato al 2026, ha attribuito all'azionario europeo una raccomandazione di "overweight", suggerendo dunque di sovrappesarlo nei portafogli. Le previsioni della banca francese indicano un target di 650 punti per l'indice Eurostoxx 600 entro la fine del 2026, un traguardo ambizioso che si accompagna a quello, peraltro elevato, di 7.500 punti per l'S&P 500 statunitense. Se il mercato americano, trainato dal settore tecnologico, rimane il riferimento indiscusso, l'Eurozona – dopo tre anni consecutivi di rendimenti positivi, un filotto che non si verificava dal 2017 – potrebbe riservare sorprese anche nel prossimo esercizio. Alcuni, osservando questi dati, iniziano a chiedersi se il 2026 possa configurarsi come l'anno d'oro per le piazze finanziarie del Vecchio Continente, specialmente in un'ottica di total return che Bnp Paribas stima possa arrivare al 19%.

Le variabili che pesano sulla bilancia

Non mancano, tuttavia, gli elementi di complessità che gli investitori dovranno monitorare. L'Italia, ad esempio, si troverà a gestire un volume significativo di scadenze di titoli di Stato, con circa 400 miliardi di euro di BTP in scadenza e rimborsi importanti già nel primo trimestre dell'anno, fattore che potrebbe introdurre episodi di volatilità. Parallelamente, l'incognita rappresentata dalle politiche protezionistiche statunitensi, la cui piena portata sugli scambi e sui prezzi deve ancora essere quantificata, resta uno dei nodi da sciogliere. L'outlook dell'Assiom Forex, l'associazione degli operatori dei mercati finanziari, sottolinea proprio come il 2026 sarà caratterizzato dalle banche centrali impegnate a gestire la fase finale della normalizzazione monetaria e del cosiddetto "quantitative tightening", il drenaggio di liquidità avviato negli anni passati.

I settori trainanti e le materie prime

Al di là delle dinamiche finanziarie e monetarie, i motori della crescita sembrano individuati in trend strutturali precisi. Lo sviluppo frenetico dei datacenter e dell'intelligenza artificiale, ad esempio, è destinato a sostenere la domanda di metalli industriali, i quali, dopo una probabile fase di assestamento all'inizio del 2026, dovrebbero recuperare terreno con convinzione. Questo si inserisce in un panorama più ampio di opportunità che gli analisti evidenziano nei settori tecnologia e lusso, senza dimenticare le prospettive specifiche del mercato italiano. L'oro, il petrolio e le criptovalute completano il quadro degli asset su cui si concentrerà l'attenzione, ciascuno con driver propri ma tutti influenzati dalla transizione verso un costo del denaro più contenuto.

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