Lucio Corsi e la Milano che lo ha cresciuto: tra trattorie e palchi prestigiosi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lucio Corsi, il cantautore che ha conquistato il pubblico con la sua autenticità e il suo stile anticonvenzionale, non è solo un volto nuovo del panorama musicale italiano, ma un artista che ha radici profonde in una Milano lontana dai riflettori. Prima di arrivare sul palco dell’Ariston, dove si è aggiudicato il secondo posto al Festival di Sanremo 2025 con il brano Volevo essere un duro, Corsi era già un nome noto tra gli abitanti di Niguarda, quartiere popolare della periferia milanese. Qui, tra le mura della sua trattoria del cuore e le verdi distese del Parco Nord, ha coltivato la sua passione per la musica, lontano dai riflettori e dai canoni dello show business.
La sua ascesa, inaspettata per molti, è stata invece una naturale evoluzione per chi lo ha seguito fin dagli esordi. Luca Giommoni, compagno di liceo e organizzatore dei primi live di Corsi a Castiglione, ricorda come ai suoi primi concerti ci fossero appena 300 persone. “Chi prima non se lo filava, ora lo ama”, racconta Giommoni, sottolineando come la “luciomania” sia esplosa in modo quasi improvviso, trascinando anche chi inizialmente non lo considerava un serio contendente.
A Sanremo, Corsi ha stupito non solo per la sua musica, ma anche per la sua immagine fuori dagli schemi. Il trucco bianco che ha caratterizzato la sua esibizione, un cerone che richiamava atmosfere surreali, è diventato un simbolo della sua arte, un modo per distinguersi in un contesto spesso omologato. E non è stato solo il look a lasciare il segno: durante la finale, Corsi ha suonato una chitarra unica, realizzata da un liutaio italiano apprezzato da icone come Bob Dylan e Jimi Hendrix. Lo strumento, una Gibson 335 ispirata alle visioni di De Chirico dopo una scorpacciata di LSD a casa di Timothy Leary, ha aggiunto un tocco di eccentricità alla sua performance, confermando la sua natura di artista fuori dal comune.
Ma Corsi non è solo il volto che ha conquistato Sanremo. È anche il ragazzo che ha cresciuto a Niguarda, che ha suonato nei locali di periferia e che ha mantenuto un legame forte con le sue origini. La sua trattoria, punto di riferimento per gli abitanti del quartiere, è diventata un luogo simbolo della sua storia, un posto dove la musica si mescola ai sapori della tradizione.




