Studenti in protesta per Gaza, occupate altre scuole a Napoli e non solo
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Redazione Interno
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Le aule di numerosi istituti superiori, da Nord a Sud, si stanno trasformando in spazi di dissenso e rivendicazione, in una ondata di mobilitazione che, lontana dall’esaurirsi, continua a coinvolgere nuovi plessi. A Napoli, dove il movimento è particolarmente radicato, al già nutrito elenco di scuole occupate – come il Vico e il Genovesi – si sono aggiunti, nel giro di poche ore, l’Istituto Margherita di Savoia e il Liceo Artistico Santissimi Apostoli. Quest’ultimo, attraverso i profili social gestiti dai collettivi studenteschi, ha reso pubbliche le motivazioni di una scelta che si inserisce in un quadro di solidarietà verso la popolazione di Gaza. La scelta di occupare, che coincide con il giorno della firma degli accordi di “pace” in Egitto, alla presenza di numerosi leader mondiali, viene così a configurarsi come un atto politico preciso, un tentativo di portare un conflitto lontano all’interno della vita quotidiana delle città italiane.
La polemica a Genova e la reazione del Nautico
La tensione non si manifesta soltanto attraverso l’azione diretta degli studenti, ma emerge anche da aspri dibattiti con le figure di riferimento all’interno degli istituti. A Genova, ad esempio, le dichiarazioni del preside dell’Istituto Nautico San Giorgio, il quale, in una lettera che ha suscitato non poche polemiche, aveva definito i ragazzi impegnati nelle occupazioni come appartenenti alla cosiddetta “Genova bene”, hanno prodotto una reazione immediata. Proprio questa mattina, infatti, gli studenti del Nautico hanno deciso di occupare la scuola, in un gesto che si configura anche come una risposta aperta a quelle affermazioni, considerate da molti riduttive e lesive.
Il sostegno del corpo docente a Napoli
A Napoli, intanto, la protesta studentesca ha trovato un inaspettato, seppur parziale, sostegno in una parte del mondo adulto. Ben novanta docenti di diversi licei e istituti tecnici della città – tra i quali il Genovesi, il Vittorio Emanuele, il Fonseca, l’ITC Diaz e il Casanova – hanno sottoscritto un documento di solidarietà nei confronti degli alunni che stanno portando avanti le occupazioni. La presa di posizione dei professori, un fatto non scontato, segna un ulteriore elemento di complessità nel panorama delle proteste, mostrando come il dissenso verso gli eventi a Gaza travalichi i confini anagrafici e investa la società nel suo insieme, creando talvolta fratture anche all’interno dello stesso sistema scolastico.
La situazione a Firenze e la mobilitazione continua
Il fenomeno, del resto, non conosce confini geografici. A Firenze, dopo la conclusione delle occupazioni in istituti come il Machiavelli-Capponi e il Michelangiolo, la mobilitazione è proseguita coinvolgendo nuovi edifici. Nella prima mattinata, sono state occupate le sedi del centrale liceo Castelnuovo, del liceo Rodolico e dell’istituto Russell-Newton di Scandicci, a dimostrazione di una capacità di organizzazione che si rigenera e si espande, trovando nuovi luoghi da cui far sentire la propria voce. Una mobilitazione, questa, che sembra procedere di pari passo con quella degli universitari, creando un fronte ampio e articolato.




