Vino, giacenze in cantina a quota 46,5 milioni di ettolitri: Veneto in testa con 11,5 milioni
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Redazione Economia
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L'Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, meglio noto come ICQRF, ha diramato le ultime rilevazioni relative al comparto enologico nazionale e i numeri, in realtà, confermano una tendenza che già da mesi tiene banco tra gli addetti ai lavori.
Al 30 giugno 2026, infatti, nei depositi e negli stabilimenti enologici sparsi lungo tutta la Penisola, sono custoditi poco più di 46,5 milioni di ettolitri di vino, un dato che, se paragonato a quello dello stesso periodo dell'anno precedente, segna un incremento del 6,7 per cento, mentre, rispetto al mese di maggio, si registra una flessione del 5,3 per cento.
Il primato veneto e l'ombra delle invendute
Nel dettaglio territoriale, come prevedibile, è il Veneto a dettare la cadenza delle scorte, forte dei suoi 11,5 milioni di ettolitri custoditi in cantina. Il dato, che cresce del 3,25 per cento su base annua, non fa che ribadire la vocazione produttiva della regione, che si conferma il primo polo vinicolo d'Italia, ma, allo stesso tempo, accende un faro su una criticità che, di questi tempi, si fa sempre più pressante.
La capacità di assorbimento del mercato, nazionale e internazionale, sembra infatti procedere a rilento rispetto al ritmo di produzione e la conseguenza, per i produttori, si traduce in una pressione al ribasso sui prezzi che rischia di minare la sostenibilità economica di molte aziende, specialmente quelle di minori dimensioni.
Prezzi a rischio e la necessità di promuovere
Il quadro delineato dai dati ICQRF è chiaro e, per molti versi, preoccupante: le cantine sono piene e la domanda non tiene il passo, una situazione che, in assenza di interventi mirati, potrebbe innescare una pericolosa spirale speculativa. Per questo motivo, tra i filari e nei consigli di amministrazione dei consorzi, si moltiplicano gli appelli a investire con decisione sulla promozione, sulla differenziazione dell'offerta e sulla conquista di nuovi mercati, laddove la competizione, in particolare con i vini del Nuovo Mondo, si fa sempre più agguerrita.
Non basta più produrre qualità, insomma, ma occorre raccontarla e farla apprezzare in un contesto globale che cambia rapidamente, a cominciare dai gusti dei consumatori e dalle loro abitudini di spesa.
L'allarme di Varrone e il silenzio in Piemonte
Se il Veneto guida la classifica delle giacenze, è però dal Piemonte che arriva la voce più critica sul clima che si respira in questo scorcio di estate pre-vendemmiale. A prenderla, il direttore provinciale di Cia Agricoltori Italiani Cuneo, Igor Varrone, il quale, dalle colline di Dogliani, lancia un monito a non considerare superata una crisi che, a suo avviso, resta attuale e profonda.
«Un mese fa tutto il Piemonte era in subbuglio per la crisi che stava investendo alcuni vini e, di conseguenza, interi comparti viticoli – racconta Varrone – Associazioni di categoria, Consorzi, giornali e Regione erano tutti mobilitati, tra proposte più o meno realistiche e la volontà dichiarata di affrontare una situazione che rischiava di travolgere il settore. Oggi, invece, è calato il silenzio più assoluto. Ma la crisi non è certo scomparsa».
Il direttore di Cia Cuneo, nel ribadire la necessità di non abbassare la guardia, sottolinea come le difficoltà produttive, legate anche alle fluttuazioni climatiche e ai costi energetici, si sommino a quelle commerciali, con il risultato che l'intera filiera si trova a fare i conti con margini sempre più ridotti.
«Servono interventi strutturali immediati – insiste Varrone – e una strategia di lungo periodo che vada oltre i proclami estivi, per rilanciare la competitività del vino italiano nei mercati esteri, a partire da quelli tradizionali come gli Stati Uniti e da quelli emergenti dell'Asia». Il pericolo, altrimenti, è che le giacenze record si trasformino da emergenza contingente a problema strutturale, erodendo la redditività di un settore che rappresenta un pilastro dell'agroalimentare tricolore e dell'immagine del Made in Italy nel mondo.




