Gli Stati Uniti chiedono agli alleati mediorientali di mediare con Teheran, ma Israele minaccia nuovi attacchi
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Redazione Esteri
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Mentre gli Stati Uniti, attraverso i loro canali diplomatici, hanno sollecitato i partner arabi a trasmettere all’Iran la volontà di Israele di chiudere il conflitto, il governo di Gerusalemme ha lasciato intendere che, se Teheran non interromperà l’arricchimento dell’uranio, le operazioni militari potrebbero intensificarsi. Fonti vicine alla Casa Bianca, citate dal Wall Street Journal, hanno confermato che l’amministrazione Trump sta esercitando pressioni indirette per evitare un’escalation, pur senza rinunciare a sostenere le azioni israeliane.
Israele, dal canto suo, ha dichiarato di voler concludere le operazioni militari «nel più breve tempo possibile», ma solo dopo aver esaurito la lista degli obiettivi strategici. «Molto dipenderà dalla risposta iraniana», hanno precisato funzionari israeliani, i quali hanno ribadito che qualsiasi ulteriore provocazione comporterà ritorsioni. L’Iran, che già controlla buona parte dello stretto di Hormuz – attraverso cui transita un terzo del greggio mondiale – ha minacciato di bloccare definitivamente il passaggio, con ripercussioni immediate sui mercati energetici.
La crisi attuale affonda le radici nel fallimento dell’accordo sul nucleare del 2015, abbandonato dall’amministrazione Trump nel 2018, e nelle successive tensioni tra Washington e Teheran. Se da un lato gli Stati Uniti e Israele giustificano gli attacchi come legittima difesa, dall’altro l’Iran accusa i due paesi di violare il diritto internazionale, paragonando l’offensiva all’invasione dell’Iraq nel 2003. Intanto, l’alleanza tra Teheran, Mosca e Pechino complica ulteriormente lo scenario, trasformando il conflitto in uno scontro tra blocchi geopolitici.




