Borse mediorientali in rialzo nonostante l'attacco Usa all'Iran, mentre Teheran minaccia di chiudere Hormuz

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante l’escalation militare tra Stati Uniti e Iran, con i raid americani contro siti nucleari della Repubblica Islamica, i mercati finanziari del Golfo hanno reagito in controtendenza, chiudendo la settimana in positivo. Un’anomalia che solleva interrogativi, considerando che l’indice saudita è salito dello 0,3%, trainato dal +0,7% della Saudi National Bank, mentre anche la borsa israeliana ha registrato un rialzo. Segnali che sembrano smentire le previsioni di un crollo generalizzato, lasciando invece intravedere una certa resilienza degli investitori, forse legata alla convinzione che il conflitto rimarrà circoscritto.

Intanto, la minaccia iraniana di chiudere lo Stretto di Hormuz – attraverso cui transita il 30-40% del petrolio mondiale – continua a far tremare i mercati energetici. Il generale Esmail Kowsari, dei Guardiani della Rivoluzione, ha dichiarato che il Parlamento di Teheran «è arrivato alla conclusione che lo Stretto debba essere chiuso», pur rimarcando che l’ultima parola spetta al Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Una mossa che, secondo il vicepresidente americano JD Vance, sarebbe «suicida» per l’Iran, danneggiandone l’economia e destabilizzando ulteriormente la regione. «Se vogliono causare disordini nel mondo, la decisione spetta a loro», ha aggiunto, in un’intervista a Nbc News.

Le implicazioni di un eventuale blocco di Hormuz sono state sottolineate anche dal ministro italiano dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che ha avvertito del rischio di un’impennata dei prezzi di gas e petrolio. L’Italia, come gran parte dell’Europa, dipende ancora dalle importazioni energetiche, e una chiusura del corridoio marittimo avrebbe ripercussioni immediate sui costi per imprese e consumatori.

Sullo sfondo, resta incerto il ruolo della Russia, tradizionale alleata di Teheran, ma ora costretta a bilanciare i propri interessi tra sostegno politico all’Iran e i vantaggi economici derivanti dall’instabilità dei mercati energetici. Mosca, che ospita in esilio la guida suprema iraniana Ali Khamenei, potrebbe trovarsi di fronte a una scelta delicata, con possibili ripercussioni sull’asse strategico tra i due Paesi.

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