Volkswagen, tra crisi e trasformazioni
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Redazione Economia
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La Volkswagen, simbolo di eccellenza automobilistica, sta attraversando una fase critica. Daniela Cavallo, italiana a capo del consiglio di fabbrica, ha dichiarato che l'azienda deve affrontare una trasformazione per diventare una compagnia "normale". Questa affermazione, seppur audace, riflette la necessità di adattarsi a un mercato in rapida evoluzione.
Il CEO Oliver Blume ha recentemente motivato i tagli in Germania, attribuendo la crisi non alla concorrenza cinese o alla bolla dell'auto elettrica, ma ai costi elevati sostenuti nel paese. Gli stipendi degli operai, tra i più alti in Europa, rappresentano un peso significativo per l'azienda. Tuttavia, un quotidiano tedesco ha riportato altri numeri, suggerendo che i problemi strutturali siano alla base delle difficoltà finanziarie.
La produzione europea di Volkswagen, infatti, si è spostata in paesi come Polonia, Slovacchia, Spagna e Portogallo, dove il costo del lavoro è inferiore rispetto alla Germania. Blume, intervistato dal Bild am Sonntag, ha indicato che l'obiettivo è raggiungere un margine operativo del 6,5% entro il 2026. Questo traguardo ambizioso richiederà sacrifici e ristrutturazioni, con possibili ripercussioni anche in Italia.
La crisi dell'auto elettrica, nonostante le promesse di un mondo più pulito e il contrasto al cambiamento climatico, ha colto di sorpresa i grandi del settore. Gli investimenti green, tanto decantati, hanno subito uno stop, evidenziando le difficoltà di un mercato ancora in fase di sviluppo.




