Amorim e il pari allo Stadium: "Non meritavamo di vincere, la Juve è stata superiore"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte dello Stadium lascia strascichi amari ma anche una consapevolezza nitida nell'animo di Ruben Amorim, il quale, al termine del match pareggiato in extremis contro la Juventus, ha scelto la via della schiettezza più assoluta per analizzare la prestazione dei suoi.

Il tecnico rossonero, dopo aver assistito a una prova altalenante della sua squadra, non ha cercato scuse né alibi, concentrandosi piuttosto sugli aspetti strutturali che hanno finito per condizionare l'intera gara, a partire da una fase di possesso palla che ha visto i bianconeri primeggiare in maniera piuttosto evidente.

La rimonta finale, firmata da un colpo di testa che ha gelato le speranze di vittoria della Vecchia Signora, non deve infatti ingannare più di tanto chi ha osservato lo sviluppo tattico dell'incontro: il Milan, pur avendo sfiorato il colpaccio, ha mostrato limiti evidenti nella costruzione del gioco e una gestione dell'energia che ha finito per penalizzare le ambizioni di una squadra ancora in cerca di una fisionomia definita.

L'analisi sincera del tecnico: possesso e ripartenze

Nel corso dell'intervista rilasciata ai microfoni di DAZN, Amorim è apparso estremamente lucido nel fotografare le difficoltà incontrate dai suoi calciatori, sottolineando come la prestazione sia stata ben al di sotto degli standard richiesti per una piazza come quella milanese.

"Abbiamo cercato di fare il nostro gioco ma non siamo stati bravi con la palla, abbiamo perso troppi palloni soprattutto nel primo tempo", ha dichiarato il mister, evidenziando un dato che è emerso con chiarezza dalle statistiche di gara: l'eccessiva disattenzione in fase di impostazione ha di fatto regalato alla Juventus numerose occasioni per rendersi pericolosa, costringendo la retroguardia rossonera a un lavoro certosino di copertura e sacrificio.

L'analisi dell'allenatore portoghese non si è tuttavia limitata alla mera critica della manovra offensiva, ma si è estesa anche alla gestione dei momenti cruciali della partita, ossia quando il vantaggio, seppur sfiorato, avrebbe dovuto rappresentare un trampolino di lancio per una gestione più matura dell'incontro; Amorim ha invece notato una tendenza a rinunciare alla manovra, quasi a voler proteggere il risultato anziché cercare il raddoppio, un atteggiamento che ha finito per comprimere ulteriormente la squadra e favorire l'assedio finale dei padroni di casa.

La gestione dei cambi e il caso Cissé

Nonostante le difficoltà palesate nell'arco dei novanta minuti, il Milan ha comunque dimostrato di avere una certa capacità di reazione nella ripresa, un aspetto che Amorim ha attribuito alla bontà delle soluzioni dalla panchina, capaci di dare nuova linfa a un undici che appariva appesantito dalla pressione avversaria. Tuttavia, proprio questa vitalità mostrata nella seconda frazione di gioco ha reso ancora più amaro il rammarico per un pareggio che, almeno a posteriori, sembra nascondere più rimpianti per quanto poteva essere che soddisfazioni per quanto effettivamente è stato realizzato.

In particolare, il tecnico ha voluto spostare l'attenzione sul giovane Cissé, autore di una rete che ha riacceso le speranze di vittoria, ma ha subito smorzato gli entusiasmi relativi a una possibile chiamata in Nazionale, ricordando che il calciatore ha ancora bisogno di tempo per maturare e assimilare i meccanismi della squadra.

"In Nazionale? Dipende dal Ct, io vedo grande qualità, ma diamogli tempo", ha affermato Amorim, invitando alla prudenza e sottolineando come il percorso di crescita del ragazzo debba procedere senza forzature, passo dopo passo, lontano dai riflettori che spesso rischiano di bruciare le giovani promesse del calcio italiano.

Confronto con le prime uscite e prospettive future

Se si guarda alla breve storia di questo Milan sotto la guida di Amorim, si nota una parabola che ha visto un esordio brillante e grintoso contro il Torino, seguito da una prestazione interlocutoria contro il Venezia e infine da una prova opaca come quella di Torino, dove la squadra ha mostrato un evidente calo di intensità e concentrazione.

Questo trend discendente rappresenta senza dubbio un campanello d'allarme per il tecnico, che ha sempre predicato un calcio propositivo e basato sul possesso palla, concetti che contro la Juve sono apparsi quasi del tutto assenti, soppiantati da una serie impressionante di errori tecnici che hanno spezzato il ritmo della manovra.

Amorim, dal canto suo, non ha nascosto il suo disappunto, arrivando a dichiarare senza mezzi termini che la sua squadra avrebbe potuto anche vincere ma che, oggettivamente, non lo meritava; e in questo senso, l'affermazione secondo cui "la Juventus non meritava di perdere" racchiude in sé tutta l'onestà intellettuale di un allenatore che, pur di fronte a un risultato che poteva essere manipolato in chiave positiva, preferisce guardare alla sostanza per correggere il tiro in vista dei prossimi impegni.

La strada per vedere applicato il cosiddetto "vangelo secondo Ruben" è ancora lunga e tortuosa, ma la consapevolezza dei limiti, espressa con tanta chiarezza nel post-partita, potrebbe rivelarsi il primo vero passo per invertire la rotta e restituire al Milan quella personalità che allo Stadium è mancata per larghi tratti della partita, eccezion fatta per gli ultimi spasmi di una gara che avrebbe potuto regalare tre punti pesantissimi ma che, alla fine, ha confermato le difficoltà di un gruppo ancora in fase di assestamento.

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