Signorini e Corona, l'ex manager di Medugno: "Sono stato io a consegnare le chat"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre la Procura di Milano si prepara a esaminare nei prossimi giorni il nuovo materiale depositato dalle parti, un altro tassello si aggiunge al complicato mosaico del caso che vede coinvolti il conduttore Alfonso Signorini e Fabrizio Corona. A fornire la propria versione dei fatti, intervenendo direttamente in una disputa mediatica che ormai travalica i confini degli studi televisivi per approdare nelle aule di tribunale, è Alessandro Piscopo, figura professionale legata in passato alla carriera di Antonio Medugno, il modello che ha sporto denuncia contro Signorini per episodi di violenza sessuale e tentata estorsione. Le sue dichiarazioni, rilasciate in un’intervista, mirano a chiarire un punto specifico e delicato: il passaggio di messaggi privati che sono poi finiti al centro della trasmissione online “Falsissimo”, condotta proprio da Corona, la quale ha dato ampio risalto a presunte conversazioni tra Medugno e Signorini.
La ricostruzione di Piscopo sul passaggio delle chat
Piscopo, respingendo con decisione quanto circolato in alcune ricostruzioni, ha voluto sgombrare il campo da un equivoco di fondo, affermando di non aver mai sollecitato o spinto il suo ex assistito verso una relazione, di qualsiasi natura essa fosse, con il noto giornalista e conduttore del Grande Fratello Vip. La sua posizione, che egli delinea con puntiglio, si limita invece a un atto successivo: la consegna di quel materiale testuale a Fabrizio Corona. “Tengo a precisare che non ho mai incoraggiato Antonio ad avere rapporti con Alfonso Signorini”, ha dichiarato, volendo in questo modo marcare una distanza netta dalle dinamiche personali alla base della controversia giudiziaria, per concentrarsi sul proprio gesto, che di per sé costituisce un elemento cardine nell’evoluzione della battaglia tra i due personaggi pubblici.
Il procedimento giudiziario e le nuove carte in procura
La vicenda, che ha assunto i toni di un vero e proprio scontro legale, vede da una parte la denuncia di Medugno – ancora al vaglio degli inquirenti – e dall’altra la controffensiva di Signorini, il quale, per il tramite del suo avvocato, ha presentato una integrazione alla querela già depositata nei confronti di Corona. L’accusa, in questo specifico filone, è quella di revenge porn, relativa alla pubblicazione di immagini e, presumibilmente, di contenuti tratti dalle chat oggetto delle dichiarazioni di Piscopo, avvenuta nonostante un precedente sequestro disposto dalla magistratura. È atteso per l’inizio della settimana l’esame di questo ulteriore corpus di atti da parte del pubblico ministero che segue il fascicolo, il quale dovrà valutare come procedere nell’istruttoria.
Un caso che continua a dividere
L’intervento dell’ex manager, che segue di pochi giorni le polemiche suscitate da una telefonata ricevuta da Corona durante un interrogatorio in tribunale – una circostanza che ha sollevato perplessità e alimentato il dibattito pubblico –, contribuisce ad accrescere la complessità di una storia fatta di versioni contrastanti e rivelazioni a getto continuo. Senza entrare nel merito delle accuse più gravi, che spettano alla magistratura accertare, la narrazione pubblica si arricchisce dunque di un dettaglio operativo, ovvero la catena di diffusione di informazioni private, la quale, a prescindere dalle intenzioni di chi le ha fornite, ha indubbiamente influito sull’escalation mediatica del caso.




