Red Storm Entertainment, la fine di un’era: Ubisoft cancella i giochi e licenzia 105 dipendenti

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non è solo un ridimensionamento, è una vera e propria cesura storica quella che Ubisoft ha imposto a Red Storm Entertainment. La software house con sede in Carolina del Nord, fondata nel 1996 dallo scrittore Tom Clancy e da Doug Littlejohns, cesserà definitivamente ogni attività di sviluppo creativo. La notizia, divulgata attraverso una comunicazione interna e confermata da fonti vicine alla società come Insider Gaming, porta con sé un numero preciso: 105 i licenziamenti che colpiscono l’intero comparto produttivo. Non si tratta, però, di una chiusura totale. Lo studio, storica fucina di franchise diventati colonne portanti del colosso francese, sopravviverà in una veste radicalmente diversa, quella di centro di supporto globale per i servizi IT e per lo sviluppo del motore grafico proprietario Snowdrop. Una riconversione, quest’ultima, che segna la fine di un percorso iniziato quasi trent’anni fa, quando da quelle stesse scrivanie uscirono i primi capitoli di Rainbow Six e Ghost Recon.

L’eredità di Tom Clancy e i dieci progetti in cantiere

Per comprendere la portata della scelta, è necessario restituire il contesto produttivo in cui versava il team prima dell’annuncio. Lontano dall’essere un semplice studio satellite, Red Storm Entertainment si era trasformata negli ultimi anni in una sorta di reparto “di pronto intervento” per Ubisoft. Prima della doccia fredda rappresentata dai tagli, lo sviluppo era un fiume carsico che coinvolgeva il personale in almeno dieci progetti diversi, molti dei quali di altissimo profilo. Le indiscrezioni raccolte da Insider Gaming hanno ricostruito un quadro impressionante: il team era al lavoro sui contenuti stagionali per Rainbow Six Siege, pietra miliare del live service dell’editore; stava contribuendo a titoli in lavorazione da tempo immemore come Beyond Good and Evil 2; e ancora, partecipava allo sviluppo di The Division 3 e alla definizione di un misterioso progetto legato alla serie Ghost Recon, noto con il nome in codice Project OVR. Un carico di lavoro che evidenziava la fiducia (e la dipendenza) strutturale di Ubisoft nei confronti della sua costola americana, fino alla svolta di questi giorni.

Il piano di ristrutturazione globale e l’addio allo sviluppo

Questo ridimensionamento non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce perfettamente in un più ampio programma di riassetto finanziario avviato dal gruppo francese. Dall’inizio dell’anno, la strategia di contenimento dei costi ha già portato alla cancellazione di diversi giochi e alla chiusura di studi minori, in un’ottica di consolidamento delle risorse. La decisione su Red Storm è forse la più drastica: cancellare la produzione interna, recidendo il legame diretto con la tradizione Tom Clancy, per trasformare le competenze residue in un ingranaggio puramente tecnico e trasversale. I 105 esuberi, tutti concentrati nel ramo creativo, sono la conseguenza più evidente di questa scelta. Per chi resterà, il futuro sarà quello di un centro servizi, lontano dalla scrittura di codice creativo a cui lo studio aveva abituato i giocatori per decenni.

Un passato da protagonisti e la svolta verso il supporto tecnico

La parabola di Red Storm è esemplare di come l’industria dei videogiochi stia mutando pelle. Nata come entità indipendente, acquisita da Ubisoft nel 2000, per anni è stata il cuore pulsante dei franchise bellici più amati. Negli ultimi dieci anni, complice la riorganizzazione interna del colosso, il focus si era però spostato: dopo aver contribuito a capitoli come Ghost Recon: Future Soldier e The Division, lo studio si era specializzato nella realtà virtuale, firmando progetti come Star Trek: Bridge Crew e Assassin’s Creed Nexus VR. Oggi, con la cancellazione dell’ultimo Titolo in produzione, si chiude un capitolo. Lo studio continuerà a esistere, ma sarà solo l’ombra di ciò che era: un laboratorio di idee trasformato in un semplice ufficio di manutenzione per l’infrastruttura tecnologica globale di Ubisoft.

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