Meloni e Giorgetti in rotta sulle bollette: pressioni e rinvii nel governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le tensioni all’interno del governo Meloni si acuiscono, e questa volta il nodo cruciale è rappresentato dalle bollette di luce e gas, un tema che da mesi tiene banco nel dibattito politico ed economico. Il consiglio dei ministri, inizialmente convocato per martedì 25 febbraio con l’obiettivo di approvare misure per alleviare il carico energetico su famiglie e imprese, è stato rinviato. La decisione, che ha suscitato non poche perplessità, arriva dopo un acceso confronto tra la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con il primo a bocciare il provvedimento proposto, giudicandolo «non soddisfacente».

Il dissidio, secondo fonti vicine al governo, sarebbe alimentato da una serie di pressioni esterne e interne. Da un lato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani avrebbe spinto per una maggiore attenzione alle esigenze delle imprese, mentre dall’altro si fa strada l’influenza di Francesco Orsini, presidente di Confindustria, che da tempo sollecita interventi più incisivi per sostenere il settore industriale, messo in ginocchio dai rincari energetici. Meloni, dal canto suo, ha chiesto un miliardo in più per gli aiuti, ritenendo insufficienti le misure previste dal testo preparato in tandem dal Mef e dal Mase.

Il rinvio del decreto bollette, che slitta così a data da destinarsi, non è però l’unico segnale di instabilità. La crisi energetica, infatti, si intreccia con un contesto economico più ampio, caratterizzato da una guerra tra due rami della grande industria italiana. Da una parte c’è il settore automotive, con Stellantis e lo stabilimento di Cassino che rischiano di diventare un “fantasma” di se stessi, mentre dall’altra si registra la crescente difficoltà delle aziende legate all’elettrico, che faticano a competere in un mercato sempre più volatile. La situazione, se non affrontata con tempestività, potrebbe innescare un effetto domino, spingendo molti lavoratori, come quelli della De Vizia Transfer, a cercare opportunità altrove, magari nell’area romana, per non perdere il posto.

Intanto, l’Unione Europea sembra voler stemperare le ambizioni del Green Deal nel più pragmatico Clean Industry Act, un cambio di rotta che potrebbe avere ripercussioni significative anche in Italia. Mentre Bruxelles cerca di bilanciare sostenibilità e competitività, il governo italiano appare diviso su come rispondere alla crisi energetica. Elly Schlein, leader del Partito Democratico, ha già presentato un piano alternativo, che punta a ridurre le bollette e a diminuire la dipendenza dal gas, ma al momento è solo una proposta che non trova spazio nell’agenda della maggioranza.

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