Obesità, a Vibo Valentia un confronto scientifico per superare la vecchia visione della patologia
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Redazione Salute
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Il capoluogo vibonese è stato sede, in questi giorni, di un corso di formazione promosso dal Gruppo Vi.Gi. Diagnostica, un incontro che ha visto la partecipazione di medici di medicina generale e specialisti di diversi rami, tutti convocati per discutere un tema, quello dell’obesità, che non può più essere liquidato con superficialità. Al centro del dibattito, la necessità impellente di abbandonare l’approccio semplicistico che per decenni ha ridotto questa condizione a una mera questione di forza di volontà, per abbracciare invece una visione terapeutica che sia al passo con le più recenti e robuste evidenze scientifiche. L’obesità, è emerso con chiarezza, rappresenta una malattia cronica e complessa, la cui gestione richiede un cambiamento di paradigma culturale prima ancora che clinico, un punto ribadito anche a livello nazionale dopo che il Parlamento, con un’apposita legge, ne ha sancito la natura di patologia e non di semplice scorrettezza comportamentale.
Una patologia sistemica che impone un ripensamento complessivo delle cure
Nel corso dell’incontro calabrese, i relatori hanno affrontato la natura sistemica della malattia, sottolineando come l’eccesso di peso non resti un fenomeno circoscritto ma tenda, inesorabilmente, a generare nel tempo altre patologie, in particolare a livello metabolico e cardiovascolare. Giuseppe Rosano, specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare intervenuto al convegno, ha posto l’accento sull’evoluzione delle strategie terapeutiche: una volta i farmaci sviluppati contro l’obesità presentavano profili di rischio non trascurabili per i pazienti, mentre oggi, ha spiegato, si può contare su molecole di nuova generazione, non solo efficaci nel favorire il calo ponderale ma anche sicure e in grado di migliorare il profilo metabolico complessivo. L’approccio, però, non si esaurisce con la prescrizione di un farmaco, ma si inserisce in un percorso molto più articolato che vede la collaborazione tra diverse figure professionali: dal nutrizionista allo psicologo, fino al chirurgo nei casi di obesità più grave e resistente ai trattamenti conservativi. L’avvertimento degli specialisti, a Vibo come altrove, è chiaro: occorre diffidare delle soluzioni semplici e immediate, perché i nuovi farmaci, per quanto rivoluzionari, non rappresentano una pozione magica ma un supporto aggiuntivo a un cambiamento strutturato dello stile di vita, e il loro impiego deve essere sempre monitorato e inserito in un programma terapeutico personalizzato.
La Giornata mondiale e i numeri di una "pandemia" silenziosa
L’iniziativa vibonese si colloca in un contesto temporale significativo, ovvero a ridosso della Giornata mondiale contro l’obesità che si celebra il 4 marzo, un’occasione che in tutta Italia è servita per accendere i riflettori su una vera e propria emergenza sanitaria. I dati diffusi in queste ore dall’Istituto Superiore di Sanità, attraverso l’indagine ‘Okkio alla salute’ del 2023, dipingono un quadro preoccupante soprattutto tra i più giovani, dove le cattive abitudini, come il consumo eccessivo di bibite gassate e la sedentarietà prolungata davanti a tv e smartphone, stanno facendo lievitare i numeri. Nel nostro Paese, un bambino su cinque tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, mentre l’obesità conclamata riguarda un bambino su dieci, con una percentuale di casi gravi che si attesta al 2,6%. Numeri che diventano ancora più imponenti se si guarda alla popolazione adulta, dove quasi la metà degli italiani è alle prese con l’eccesso di peso e circa sei milioni di persone convivono con l’obesità, una condizione che incide profondamente sulla qualità della vita e che rappresenta un fattore di rischio primario per lo sviluppo di malattie croniche non trasmissibili come il diabete di tipo 2 e le patologie cardiache.
La svolta normativa e il nuovo protagonismo della ricerca
Che il vento stia cambiando, sul fronte scientifico e istituzionale, lo dimostra anche il recente riconoscimento legislativo che ha sancito l’obesità come malattia a tutti gli effetti, un passo che apre la strada a percorsi di cura integrati e finanziati all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza. Questo cambio di prospettiva, come ricordato da Vito Rosano, fondatore del centro diagnostico Vi.Gi. e primario emerito di cardiologia, trova una sua concreta applicazione anche sul territorio vibonese, dove è stata annunciata l’imminente apertura di un centro dedicato in collaborazione con l’Università di Messina, un presidio pensato per offrire risposte qualificate a una domanda di salute in costante crescita. La strada maestra, su cui c’è convergenza tra i clinici, è quella della multidisciplinarietà: non basta prescrivere una dieta, serve un intervento che integri educazione alimentare, supporto psicologico per vincere lo stigma e le dinamiche emotive legate al cibo, e attività fisica strutturata, il tutto governato da una regia medica in grado di utilizzare al meglio anche le nuove opzioni farmacologiche, più efficaci e sicure rispetto al passato. L’obiettivo, insomma, è quello di costruire un modello di presa in carico che sia realmente in grado di accompagnare il paziente nel lungo periodo, lontano dalle logiche del fai-da-te e dalle false promesse delle diete miracolose.




