Piracy Shield, l'Agcom irroga a Cloudflare una maxi sanzione da 14 milioni di euro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha inferto un colpo senza precedenti al gigante statunitense Cloudflare, sanzionandolo con una multa superiore ai 14 milioni di euro per non aver ottemperato agli ordini di blocco emessi tramite la piattaforma Piracy Shield. La delibera, approvata lo scorso dicembre seppur con il voto contrario di una commissaria, rappresenta il provvedimento sanzionatorio più elevato mai adottato nell'ambito del diritto d'autore, segnando una svolta interpretativa della legge che attribuisce responsabilità dirette agli attori tecnologici della filiera.

Una strategia che punta all'intera catena tecnologica

La sanzione, che si inserisce nel quadro normativo della legge antipirateria, si fonda sull'accusa di aver fornito un contributo agevolatore alla diffusione di contenuti illeciti, ignorando specifiche ingiunzioni. L'Agcom, la cui azione si sta progressivamente spostando dalla mera repressione dei siti-elenco all'intera infrastruttura che ne consente l'operatività, ha quindi stabilito che il provider, offrendo i propri servizi, abbia di fatto eluso i blocchi imposti, rendendo possibile l'accesso a materiale protetto.

La risposta minacciosa del ceo Prince

La reazione del co-fondatore e amministratore delegato di Cloudflare non si è fatta attendere, assumendo toni di aperta contrapposizione. Matthew Browning Prince ha annunciato una risposta durissima, lasciando trapelare la possibilità di interrompere i servizi per un periodo di sette giorni, una mossa che, se attuata, avrebbe ripercussioni imprevedibili sulla connettività e sui servizi digitali nazionali, gettando un'ombra di preoccupazione anche in vista dei prossimi grandi eventi internazionali previsti nel paese.

Gli sviluppi nell'ambito delle inchieste giudiziarie

Parallelamente al caso amministrativo, le forze dell'ordine hanno portato avanti indagini complesse sul versante penale, smantellando reti organizzate che, attraverso l'uso di sofisticate tecnologie, distribuivano contenuti audiovisivi in violazione del copyright. Le operazioni, coordinate dalla procura, hanno portato a diverse perquisizioni e sequestri, evidenziando come il fenomeno dello streaming illecito sia spesso gestito da strutture criminali articolate, le quali lucrano su abbonamenti illeciti erodendo il mercato legale.

La multa a Cloudflare costituisce dunque un banco di prova decisivo per l'efficacia della lotta alla pirateria digitale, testando la resistenza di un modello di business globale alla giurisdizione nazionale. La posta in gioco è alta, poiché il conflitto tra l'autorità regolatoria italiana e uno dei pilastri dell'internet globale potrebbe stabilire un precedente significativo, influenzando le politiche di enforcement in tutta l'Unione Europea e non solo, in un momento in cui anche l'amministrazione del presidente Trump negli Stati Uniti sta ridefinendo i propri approcci in materia di cybersicurezza e proprietà intellettuale.

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