L'ex di Alex Britti rompe il silenzio: "Basta bugie, non l'ho mai spiato"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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“Non ho mai voluto espormi e sinceramente non lo vorrei fare. Ma continuo a vedere bugie ovunque, quindi sono qui per chiedere verità”. Con queste parole, pronunciate con una fermezza che non ammette repliche, Nicole Pravadelli ha deciso di infrangere un silenzio mediatico durato a lungo, scegliendo di rispondere pubblicamente alle numerose ricostruzioni che hanno seguito la sentenza del Tribunale di Roma. La donna, che è stata la compagna del cantante Alex Britti e con lui ha un figlio di otto anni, si è rivolta all’Adnkronos per smentire, punto su punto, le accuse che le sono state mosse e che l’hanno vista condannata a sei mesi di reclusione, con la pena però sospesa, per il reato di interferenze illecite nella vita privata dell’artista.
La condanna e le dichiarazioni
La sentenza, che ha suscitato non poco clamore, si è basata sulla contestazione dell’utilizzo di un baby monitor, ritenuto dal giudice uno strumento per captare indebitamente conversazioni e momenti privati del musicista. La Pravadelli, la quale ha annunciato che si difenderà in appello, rigetta completamente questa versione dei fatti, sostenendo con decisione di non aver mai spiato Britti. “Non l’ho mai fatto”, ha affermato, lasciando intendere che la vicenda giudiziaria abbia una complessità ben maggiore di quanto sia emerso finora. Le sue parole, del resto, non mirano a un confronto sterile con l’ex compagno, ma sembrano dettate da un’esigenza di chiarezza dopo un periodo di intense speculazioni.
La richiesta di pace per il figlio
Oltre alla difesa della propria posizione, ciò che emerge con forza dalla sua dichiarazione è un appello accorato, che trascende la questione giudiziaria per toccare una sfera più intima e personale. “Chiedo un po’ di pace per mio figlio”, ha detto la donna, sottolineando come il bambino, al centro della relazione tra i due, sia la parte più vulnerabile in questa intricata faccenda. La sua richiesta, semplice e al tempo stesso profondamente significativa, rappresenta un tentativo di proteggere il minore dal clamore e dalle distorsioni narrative che spesso accompagnano i casi che finiscono sotto i riflettori della cronaca, i quali, pur non essendo di nera, assumono i contorni di un’indagine personale molto invasiva.
Le prospettive future
La decisione di ricorrere in appello delinea un percorso giudiziario che non si è ancora concluso, segnando soltanto una tappa in un iter che potrebbe riservare ulteriori sviluppi. La Pravadelli, con il suo intervento pubblico, ha voluto quindi fissare la sua verità, quella di una persona che si sente travisata e che, pur nella difficoltà del momento, ha scelto di parlare per affermare la propria innocenza e per tutelare la serenità del proprio nucleo familiare. La sua è una presa di posizione che, al di là dell’esito processuale, mira a riportare la discussione su binari di maggiore obiettività, lontani da quelle che lei stessa definisce senza mezzi termini “notizie false”.




