Il fratello del vigile Imprezzabile: “Francesco si doveva fermare? Chi lo dice non sa cosa significhi portare una divisa”
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Redazione Interno
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“Francesco si doveva fermare? Chi lo dice non sa cosa significhi portare una divisa”. La voce del fratello dell'agente della polizia locale Francesco Imprezzabile, morto nella serata di lunedì 22 giugno durante un inseguimento a Milano, si leva netta in un momento di dolore che la città sta vivendo con profonda partecipazione. Le sue parole, raccolte in queste ore, restituiscono il peso di una perdita che ha scosso non solo il corpo della polizia locale, ma l'intera comunità milanese, chiamata ora a fare i conti con una vicenda che intreccia l'eroismo del dovere e la fragilità della vita.
La morte di Imprezzabile, 39 anni, caduto dalla moto mentre inseguiva un Suv in fuga a 180 chilometri orari, ha aperto un fronte giudiziario che vede indagato per fuga pericolosa e omicidio stradale Genti Berisha, il 27enne di origini albanese alla guida dell'Audi Q8, attualmente detenuto nel carcere di San Vittore in attesa dell'interrogatorio di convalida davanti al gip.
L'inseguimento e la dinamica dei fatti
Tutto è iniziato intorno alle 21.30 in via Vittorini, nel quartiere Ponte Lambro, dove era stato allestito un posto di blocco. Alla vista dei controlli, il Suv condotto da Berisha ha accelerato, tentando una manovra per invertire la marcia e darsi alla fuga. Imprezzabile, in sella alla moto di servizio, si è lanciato all'inseguimento insieme ad altri colleghi, affiancando il veicolo e intimando l'alt con l'accensione dei dispositivi sonori e lampeggianti.
L'Audi, però, ha proseguito la corsa, divorando i quasi due chilometri e mezzo che separano Ponte Lambro da via Milano, a Peschiera Borromeo, in una zona di campagna a ridosso dell'aeroporto di Linate. Il tachimetro della moto, ritrovata accasciata sull'erba dopo la caduta, segnava ancora i 180 chilometri orari, una velocità che testimonia la furia dell'inseguimento e il rischio estremo corso dall'agente nel tentativo di adempiere al proprio dovere.
La richiesta di custodia cautelare
La Procura di Milano, con la pm Francesca Crupi, ha avanzato la richiesta di convalida dell'arresto e di custodia cautelare in carcere per Berisha, sostenendo il pericolo di reiterazione del reato come esigenza cautelare alla base dell'istanza.
Un elemento che, nelle intenzioni dell'accusa, giustifica la misura restrittiva nei confronti del giovane, già noto alle forze dell'ordine per alcuni precedenti di polizia, tra cui un arresto in Albania nel 2025 nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Brescia su un traffico di cocaina, e destinatario dell'obbligo di firma a Monza. La decisione finale spetta ora al gip Giulia Masci, che dopo l'interrogatorio di oggi dovrà stabilire se sussistano le condizioni per mantenere il 27enne in carcere o se disporre una misura meno afflittiva.
La difesa e la versione di Berisha
Il conducente del Suv, attraverso il suo legale, l'avvocato Fabrizio Cardinali, ha fornito una versione che, per quanto parziale, è stata resa nota in queste ore. Berisha, in lacrime durante il colloquio con il difensore a San Vittore, ha negato con forza di aver toccato la moto dell'agente, dichiarando di non essersi accorto della caduta. "All'alt ho accelerato e ho superato altre macchine. Non ho più visto nessuno. non mi sono accorto di nulla", avrebbe detto, aggiungendo di essersi dato alla fuga perché in auto aveva con sé alcuni grammi di hashish e non voleva incorrere in ulteriori guai, considerato l'obbligo di firma cui era sottoposto. Pur ammettendo la sua responsabilità nella fuga, Berisha ha chiesto scusa alla famiglia dell'agente e allo Stato, dichiarandosi sconvolto per quanto accaduto.
Gli inquirenti, tuttavia, non hanno ancora completamente chiarito la dinamica: sebbene i primi accertamenti escludano un contatto diretto tra i due mezzi, resta da verificare se le manovre del Suv possano comunque aver causato la perdita di controllo della moto da parte di Imprezzabile.
L'inchiesta e gli sviluppi giudiziari
Le indagini, coordinate dalla pm Francesca Crupi e condotte dalla polizia locale, guidata dal comandante Gianluca Mirabelli, stanno cercando di ricostruire ogni tappa di quella corsa fatale. Oltre all'arresto di Berisha, gli accertamenti si stanno allargando alla società di noleggio dell'Audi Q8, con sede a Osio Sopra, in provincia di Bergamo, il cui titolare, un 40enne di origini albanesi, è stato denunciato per favoreggiamento per aver fornito informazioni ritenute "contrastanti" dagli investigatori.
Sequestrati il Suv e il cellulare del noleggiatore, mentre resta ancora da identificare con certezza l'identità di tutte le persone che si trovavano a bordo del veicolo nella serata dell'incidente, un aspetto su cui Berisha avrebbe mantenuto il silenzio.
La Procura dovrà ora valutare se esistano ulteriori profili di responsabilità, mentre la città si prepara a dare l'ultimo saluto all'agente, i cui funerali si terranno giovedì 2 luglio alle 11 nella chiesa parrocchiale della Madonna della Medaglia Miracolosa, nel quartiere Corvetto.




